
Sono felice di averglielo fatto conoscere, un giorno che andammo alla mostra per gli ottant'anni della storia romanista. Un altro calcio, altra signorilità...
Musicista, bassista, compositore, autore di musiche per il cinema e la televisione, produttore discografico ed editore con VIVAVOCE MUSIC. Ha suonato con i più grandi artisti della scena pop e jazz: LITTLE TONY, ZERO, BAGLIONI, DE GREGORI, GAETANO, DANIELE, ARBORE, CONTE, MINGHI, CAPUTO, GRAZIANI, MUSSOLINI, T.SCOTT e moltissimi altri. Un po' di storia di ieri e di oggi tra arte, musica e spettacolo.
Tv: salta La pupa e il secchione |
Al suo posto in palinsesto 'Distraction' |
![]() |
Ecco chi ispiro' 'Lucy in the Sky with Diamonds' |
Era una compagna d'asilo del figlio di Lennon |
![]() Personalmente sarei più contento di questa nuova versione, che mi pare più tranquillizzante e migliora molto l'immagine postuma dei Beatles, i quali hanno lasciato sempre pensare che il brano fosse un inno a questo allucinogeno. L'LSD o acido lisergico, era una delle droghe più tragicamente potenti in voga tra la fine dei '60 e l'inizio dei '70. Farsi un acido, come si diceva, era un'esperienza piuttosto 'pubblicizzata' dalla cultura giovanile di quei tempi . E pensare che molti di quelli che provavano l'LSD non tornavano indietro normali... |
Questi ultimi giorni ha fatto orrorifico scalpore la notizia che in Olanda, patria genetica dei reality show, ne andava in onda uno veramente "pulp", con dei concorrenti in attesa di trapianto renale e un donatore in fin di vita che l'avrebbe dato al "vincitore." Ora gli autori fanno marcia indietro e dicono che è tutto finto, che la donatrice è un'attrice ma che i concorrenti sono veri malati, e che l'hanno fatto per porre l'attenzione della gente sul problema trapianti. Non sono certo che la smentita corrisponda a verità, soprattutto perchè arriva sospinta da un coro mondiale di indignazione, ma spero sinceramente che sia vera! |
![]() |
Ogni tanto mi dimentico di ricordarlo come meriterebbe fosse fatto da tutto il mondo dello spettacolo (quello non rutilante). Il 27 aprile scorso avrebbe compiuto 95 anni e con lui ho avuto l'onore di realizzare, come musicista, un programma per Rai 2 lungo un anno, tra progettazione, scelta dei suoi brani famosi (tantissimi), messa in opera di un mega concerto a Bologna ricco di difficoltà, perchè Renato era già ammalato.
Il programma si chiamava "C'era una volta io...Renato Rascel" di Giancarlo Governi e raccontava, attraverso la sua testimonianza, la storia della sua vita artistica e privata.
Di seguito c'è la "voce Renato Rascel" tratta da Wikipedia. E' fredda e distante, come tutte le biografie scritte sulle enciclopedie, ma utile alle giovani generazioni che probabilmente non sanno neanche chi è stato questo grande attore .
Renato Rascel (Torino, 27 aprile 1912 - Roma, 2 gennaio 1991) è stato un attore e cantante italiano.
Il suo vero nome era Renato Ranucci.
Comico tra i più popolari in Italia per una cinquantina d'anni, grazie a un sense of humour surreale, a una piccola statura che diventava essa stessa elemento di simpatia e autoironia e a delle più che discrete doti canore che sfoderò anche sul palco del Festival di Sanremo, dove nel 1960, vinse in coppia con Tony Dallara cantando Romantica. Presentò poi la stessa canzone all'Eurofestival dove si classificò ottavo. Il suo grande successo è però Arrivederci Roma, brano ancora tra i più noti e popolari per descrivere le bellezze della Città Eterna. Sul versante della canzone umoristica, indimenticabili alcune macchiette come Il corazziere (forse il suo capolavoro, quanto a invenzioni lessicali e nonsense), Napoleone e È arrivata la bufera.
Ma Rascel era anche un attore serissimo, come provano almeno tre film degli anni '50: Il cappotto (1952) di Alberto Lattuada, per cui ebbe il Nastro d'argento della critica italiana, La passeggiata (1953), ispirato come il precedente a Gogol e dall'attore anche diretto, e Policarpo ufficiale di scrittura (1959) di Mario Soldati, dove interpretava umili malinconici personaggi con sensibilità e leggerezza.
I suoi maggiori successi sono a teatro, nella rivista musicale del duo Garinei e Giovannini, con spettacoli come Attanasio cavallo vanesio, Un paio d'ali e Alleluja brava gente. Successi travolgenti di pubblico.
In televisione si dedica soprattutto a comparsate che ne rinnovano la popolarità ma senza lasciare troppo il segno. Con una eccezione: nel 1970 è il simpatico prete-detective protagonista del telefilm I racconti di padre Brown tratto dalle opere di Gilbert Keith Chesterton.
2007-05-14 12:33 |
MEDIASET ACQUISTA ENDEMOL PER 2,6 MILIARDI |
![]() Resterà da capire se Berlusconi e Confalonieri diventeranno, con questa operazione, soci della Rai...Forse ci obbligheranno a bruciare i televisori in piazza, cosicchè ci toccherà imparare a memoria tutte le battute del Grande Fratello, per i posteri. |
DUE TESTE SENZA CERVELLO (Raiuno, 1985), di Giancarlo Governi
Commento di Andrea Giampietro
RICORDO DI RINO GAETANO 1981-2007
Il 2 giugno di ventisei anni fa moriva, per un assurdo incidente d'auto, uno straordinario cantautore d.o.c., Rino Gaetano, mentre, nelle prime ore del mattino, tornava nella sua casa di Montesacro, un quartiere alla periferia nord di Roma. La strada la conosceva molto bene e la notte pure, ma non fu sufficiente per salvargli la vita, che si arrestò contro l'unico veicolo che transitava in quel momento, un camion. Una morte surreale, come surreali erano lui e le sue canzoni.
Rino viveva di notte ed odiava la luce del sole. È uno dei ricordi che mi lega a lui quando, due anni prima, nel 1979, affrontammo insieme la sua tournée estiva in giro per l'Italia. Di giorno, noi del gruppo non lo vedevamo mai; rimaneva rintanato nella sua stanza d'albergo per tutto il tempo, per poi affacciarsi alla vita come il sole scendeva all'orizzonte, con la sua faccia pallida e sorridente, resa ancor più simpatica dai suoi dentini sovrapposti. Era per queste ragioni che gli avevo subito appioppato l'appellativo, ovvio per altro, di "Dracula il vampiro".
Ho molti altri ricordi di Rino-Dracula, ma uno in particolare mi è più caro fra tanti, e lo voglio raccontare.
Agli inizi degli anni '70, un gruppo di giovani musicisti e cantautori si affacciava alla ribalta romana, e molti di loro (e di noi) facevano capo all'etichetta discografica di Vincenzo Micocci (It dischi italia, distribuita dalla RCA) e a quella attigua di Edoardo Vianello (Apollo records-RCA), con annesso "Studio 38", una sala di registrazione decentrata, rispetto a quelle più importanti della "grande mamma" RCA di Via Tiburtina Km. 13.5.
Fu proprio in quella piccola sala a 8 piste, il massimo della tecnologia per l'epoca, che videro la luce i primi dischi di Francesco De Gregori ("Alice"), di Amedeo Minghi, di Antonello Venditti ("L'Orso Bruno"), di Renato Zero ("No mamma, no"), ai quali ho avuto la fortuna di partecipare. Lo studio 38 rappresentò, per quel periodo e per quel gruppo di musicisti, un'importante officina dove sperimentare la nostra musica.
Un giorno arrivò da me Venditti con un ragazzo piuttosto giovane, dall'aria stralunata e dalla faccia pallida. Mi disse che era un bravo autore, che scriveva strane e bellissime canzoni senza capo né coda, e mi coinvolse ad entrare in produzione, con l'intento di realizzare per lui il suo primo disco. Nell'"affare" coinvolgemmo anche il fonico dello studio, che si chiamava Aurelio Rossitto.
Dopo qualche giorno vide la luce il lavoro, prodotto da Rossitto, Venditti e Montanari (con l'acronimo RosVeMon, mai più insieme nel futuro), che si avvalse anche della collaborazione straordinaria di uno zampognaro vero, frequentatore della vineria sotto casa di Antonello.
Non mi scorderò mai delle sedici ore passate in sala di registrazione, per cercare di far emettere una nota intonata (si fa per dire…) allo zampognaro. Ma per la sperimentazione si faceva questo ed altro!
Il disco si chiamava "I love you, Maryanna" ed era un piccolo inno demenziale alla marijuana, a cui il titolo, con un giochino di parole, faceva esplicito riferimento. L'artista, che era poi Rino Gaetano, volle farsi chiamare "Kammammuri's", con una tigre che troneggiava sulla copertina del disco.
Mi fa piacere che, a distanza di ventisei anni dalla sua morte, Rino, un caposcuola, non sia stato dimenticato. E mi associo a ciò che Gino Castaldo scrive su Repubblica dell'autore di "Gianna" e "Il cielo è sempre più blu": "Rino Gaetano era un'anomalia, un grillo dispettoso e surreale che diceva sempre la verità. Mentre trionfavano impegno politico e poesie cantate, inventò uno stile corrosivo e divertente: canzoni come vignette satiriche". Ciao Rino.