piero montanari

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L'AUTORE

venerdì 17 febbraio 2017

Quando Berdini non voleva il Colosseo



(di Piero Montanari - pubblicato su Globalist.it e il quotidiano dellazio.it)




Viva Berdini, l'ultimo baluardo del Sacco di Roma, l'unico che avrebbe potuto fermare la cementificazione di questa povera e martoriata Città Eterna, che di eterno ora ha solo le polemiche.
Lo stadio di Pallotta (e non della AS Roma, per carità) ha aperto la stura dei moralisti dell'ultim'ora, dopo anni di progetti, di riunioni, di soldi buttati, di verifiche del territorio, di benestare, di concessioni prima date e poi rimpiante, in un grottesco balletto dove gli scudi si sono levati altissimi, a difesa di un territorio vicino a un fiume Tevere periferico abbandonato da sempre, che frana, smotta, esonda, inonda, pericolosissimo per farci sopra uno stadio con tutto il resto. E poi, tutto questo resto che fa litigare, con torri pendenti che neanche a Pisa s'incazzarono così, inutili centri commerciali (ma che ci facciamo con i centri commerciali se il commercio è in crisi?), colate di pesante cemento che renderà quell'area - se non sprofonderà prima nella Valle del Tevere - un orrido architettonico da tramandare ai postumi, e non dico posteri.

Si, certo, onore all'incauto Berdini che di sicuro non ha brillato di sagacia quando ha espresso il suo pensiero liberamente ad un giornalista camuffato in cerca di scoop. Onore a Berdini, ultimo eroe civile, in mezzo a barbari cementificatori, la mafia del mattone, in mezzo a quel "nulla" amministrativo e politico che lo circondava in Campidoglio. Mi domando solo se gli stessi scudi moralizzatori si levarono all'epoca della costruzione del Colosseo, che deve essere stato un orrore marmoreo per tanti puristi e oggi uno dei monumenti più visitati al mondo, in mezzo al verde prataiolo e pecoreccio della collinetta del Celio. Di sicuro ci sarà stato qualcuno che si è indignato, ma immaginiamo che poi sarà finito in pasto ai leoni, come spesso al tempo succedeva ai rompicoglioni. Meno male che oggi perdi solo il posto.


martedì 14 febbraio 2017

Addio ad Al Jarreau, il cantante dalla tecnica sovrumana

(di Piero Montanari - pubblicato su Globalist.it)



La sua voce non era classificabile tra le voci naturali del canto jazz, perché spaziava dal baritono al mezzo soprano, al soprano leggero con saltabecchi nel basso e nel falsetto, e il suo intenso fraseggio “be bop”unico e fluente, esclusivo ed innovatore, combinava il suo originalissimo stile canoro tra toni acuti e subacuti con toni bassissimi e flautati, alternandoli fra loro con agili e veloci melismi tecnici per creare un'iperattiva sorgente di suoni, mai fuori del suo controllo. Vocalismi a volte eterei ma a volte, invece, così potenti da imitare trombe e sassofoni, come si usa fare nel canto “scat”, quello che imita i suoni dell'orchestra e del quale erano maestri Armstrong e Ella Fitzgerald.

Questo era Al Jarreau, morto al Los Angeles il 12 febbraio a 76 anni, dopo un ricovero per un non precisato “esaurimento nervoso” a causa del quale aveva dovuto annullare tutti i suoi impegni artistici. Una vita nella musica ed icona mondiale dell'eccellenza del canto jazz, Alwyn Lopez, detto "Al" Jarreau da Milwaukee, non aveva rivali e con la voce poteva fare qualsiasi cosa. Così mi disse lui stesso una volta a cena in un ristorante di Roma molti anni fa, quando venne per promuovere un suo nuovo disco, Breakin' Away, che non era propriamente un disco di jazz ma di pop. Me lo ritrovai fortunatamente a fianco nel tavolo e gli chiesi subito perché – lui che era un jazzista puro – avesse deciso di fare la scelta di cantare musica pop. “I can sing everything i want” - posso cantare qualsiasi cosa mi vada, rispose seccamente e un po' scocciato, forse imbarazzato dalla mia domanda troppo diretta.

Ed era vero. In effetti, il figlio del pastore della Chiesa Avventistica del Settimo Giorno, avrebbe potuto cantare anche il vecchio elenco del telefono che avrebbe fatto scalpore. Ammirato nel mondo, tutti i musicisti importanti lo avrebbero voluto nelle loro session per suonare con lui. Venne anche ospite a Sanremo nel 2012 e cantò Parla più piano di Rota con i Matia Bazar, duettò anche con Checco Zalone, che tra l'altro suona magnificamente il piano e ama il jazz. Ma, senza nulla togliere, gli artisti con i quali collaborò avevano nomi più altisonanti: Quicy Jones, Stevie Wonder, Lionel Richie, Michael Jackson, che lo considerava un grande maestro.

Ci mancherà molto Al Jarreau, anche se per fortuna resterà per sempre la sua musica. Forse muore con lui l'ultima icona mondiale del canto jazzistico “scat” e un immenso vocalist con una tecnica strabiliante, ineguagliabile, paragonabile solo a quella di personaggi come Demetrio Stratos degli Area, artisti che hanno superato il canto umano, esplorando territori sconosciuti della voce e scalando vette musicali mai toccate da nessuno.



Quello che le canzoni (di Sanremo) non dicono



(di Piero Montanari - pubblicato su Globalist.it e ilquotidianodellazio.it)

Va bene ci arrendiamo, il Festival di Sanremo è vivo e lotta insieme a noi, e la battaglia non ha storia, perché evidentemente l'ha vinta su tutti i fronti anche quest'anno, con il suo 50,37% di ascolti che supera addirittura il suo vecchio record dello scorso anno, quel 49,48% che già era “incredibile dictu”.

La gente ha premiato la strana accoppiata di presentatori, con Maria De Filippi e Carlo Conti che sanciscono un televisivo compromesso storico che in Italia non era mai riuscito a nessuno: un plauso al tuttologo presentatore toscano che ha avuto la grande idea. Maria fa quello che sa fare bene, sé stessa, col suo tipico profilo basso e intelligente e il suo vocione, che quietano la ridondanza di ansie degli artisti sul palco, dei suoni, fiori e luci dei quali Sanremo è portatore sano da sempre, e a volte – come in tempi di disgrazie e crisi che mai ci facciamo mancare – anche fuori luogo. Ma qui vengono in soccorso i soccorritori di Rigopiano che aggiustano i sensi di colpa.

Noi che siamo da sempre i critici della prima ora del Festival, siamo stati ancora una volta sconfitti da un marchingegno che sembra mettere più o meno d'accordo tutti, spettatori e attori, e faremmo la solita triste figura degli snob a parlarne male, perché magari siamo quelli che preferiscono altra musica o semplicemente la Musica alle canzoni scialbe, o un altro genere di televisione a questa che il Festival propone con irritante insistenza.

Abbiamo ululato alla luna per anni, raccontando di Festival con artisti risibili, apparsi e scomparsi in un nanosecondo dalla scena, e siamo andati in giro ripetendo come un 'mantra' che ormai Sanremo è divenuto uno spettacolone di varietà con brani che difficilmente lasciano il segno, cerimoniale ormai inutile per canzoni-regine, elette e quasi subito detronizzate, perché nessuno le ricorda il giorno dopo. Abbiamo anche detto, in un ultimo afflato di ardore rivoltoso, che il Festival è solo un Gran Bazar, dove viene mostrato il meglio e il peggio del paese, tra canzoni diventate ormai inutile corollario ad una manifestazione che tutto è meno che musica, ma solo la celebrazione di uno degli ultimi fuochi della televisione generalista.

Abbiamo detto questo ed altro, e siamo stati ancora una volta smentiti e inascoltati, perché gli italiani amano il Festival di Sanremo e lo guardano, almeno la metà televisiva di loro, mentre l'altra metà si domanda perché senza essere in grado di darsi una risposta logica. E non venite adesso a dirmi “perché Sanremo è Sanremo!” che m'incazzo.





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lunedì 6 febbraio 2017

Pasquino risponde ar Pasquino Grillino


Cara Virginia, sinnaca bambina
Hanno scritto che sei una da protegge
E siccome me gira bene stamatina,
Non dirò fesso a chi scrive, ma chi legge

Quindi nun te dispiacerà si m'antrometto
Ma solo pe' datte quella protezione
Telefono a n'amico de rispetto
E poi te intesto 'n'assicurazione.

Scajola, porello, nun sapeva gnente
E 'na casa se trovò cotta e magnata
Virgì, sta attenta a te, si fai l'ingrata
Er popolo sovrano poi se pente!

(pubblicato su Globalist.it - febbraio 2017)


venerdì 3 febbraio 2017

Se diventiamo tutti giustizieri della notte



(di Piero Montanari - pubblicato su Globalist.it e Ilgiornaledellazio.it)

Ricordo, non senza un forte disagio che mi assale ogni volta, Il giustiziere della notte, il film del 1974 diretto da Michael Winner, tratto da un romanzo di Brian Garfield e magistralmente interpretato da Charles Bronson, in cui si narra la storia di un ingegnere pacifista (Bronson) al quale, in seguito ad una rapina, viene barbaramente uccisa l'amata moglie e stuprata la figlia. Il tranquillo ingegnere, in seguito al profondo trauma subito, diventa un assassino seriale e la notte esce per cercare di uccidere chiunque gli sembri un bullo o tenti di rubargli il portafoglio, consumando così la cieca vendetta per il brutale torto subito dai suoi cari.

Il film ebbe un grande successo, e generò tantissime critiche per essere l'invocazione popolare alla giustizia sommaria, quella “fai da te”, laddove non viene riconosciuto più il ruolo dello Stato, quello della giustizia ordinaria e la tutela delle forze dell'ordine nei confronti del cittadino. Il Far West 2.0 per intenderci.

Un passo avanti di alcuni anni. Era il 1977 ed ero andato al cinema a vedere Un borghese piccolo piccolo, un altro film del grande Monicelli che fece discutere per la violenza del tema trattato e della crudezza delle scene mostrate. Il film, splendidamente interpretato da Alberto Sordi, Shelly Winters e Vincenzo Crocitti, racconta la storia di un amatissimo figlio (Crocitti) che viene ucciso per sbaglio durante una rapina in strada. La madre (Winters) per il dolore diventa una tetraplegica, mentre il padre (Sordi), avendo riconosciuto l'assassino, medita una furiosa e folle vendetta, lo pedina fino a catturarlo e a torturarlo a morte per giorni in una triste casupola al mare.

Ricordo bene già al cinema la gente che urlava – come nelle sceneggiate napoletane – invettive contro l'assassino e applausi alle torture, mentre alcuni di noi cercavano di “sedare” e tacere questi giustizieri improvvisati, ricordando loro che esiste una giustizia dello Stato, e che questo orrore non si poteva commettere, ma venivamo zittiti a male parole. La gente voleva la vendetta, perché la vendetta evidentemente appagava la pancia, almeno a parole...

Ecco quindi riapparire tra noi il giustiziere notturno o il piccolo borghese del grande Sordi, che riaffiorano dal passato per riaccenderci lo stesso disagio di quei tempi. Parlo ovviamente dell'omicidio di Vasto, una tragedia nata da un'altra tragedia, dove un ragazzo uccide una giovane sposa investendola mentre era sullo scooter, non fugge, affronta la giustizia ma invano perché il marito della sventurata, Fabio Di Lello, lo fredda con tre colpi di pistola dopo aver covato la vendetta per alcuni mesi. E come in un rituale da tragedia greca, dopo aver ucciso il 22enne Italo D'Elisa, si reca sulla tomba della moglie e le offre la pistola come segno del compimento della sua vendetta e come chiusura della storia, due morti, un uomo disperato in carcere per decenni, famiglie distrutte.


Da considerare poi una vera campagna d'odio sui social contro questo ragazzo investitore, che a giorni sarebbe stato incriminato di omicidio stradale, con la giustizia che avrebbe fatto bene o male il suo corso. I popoli dei social, come nelle sale dei film citati, volevano il cappio stretto intorno al collo dell'assassino, e l'hanno avuto purtroppo, finalmente appagati da questo tragico rigurgito di vomito di giustizia sommaria che libera le pance dei deboli e massacra le coscienze dei forti.   

lunedì 30 gennaio 2017

Per fortuna che c'è il Maestro Vessicchio.


(di Piero Montanari - pubblicato su Globalist.it)

Mala tempura curry”, come diceva un amico cuoco amante del latino maccheronico, il latino che si parla tra un' amatriciana e un cacio e pepe. Scopriamo con doloroso stupore che Trump è il primo politico al mondo che mantiene le promesse fatte nella campagna elettorale. Solo che queste sono, a dir poco, esiziali: un muro lungo 3200 km tra Stati Uniti e Messico da fare invidia alla muraglia cinese, del costo tra 27 e 40 miliardi di dollari, che però spetta – secondo il tricodotato tycoon - ai poveri messicani i quali, già incazzatissimi di loro, hanno risposto a Trump col gesto dell'ombrello, determinando tra i due paesi una pericolosa crisi politica.

Poi la chiusura delle frontiere per sette paesi musulmani: Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen, con molti disperati cittadini di questi paesi, ormai cittadini americani, per l'impossibilità di ricongiungersi con le loro famiglie. Ora un accordo con Putin col quale, alla faccia di tutto il vecchio anticomunismo americano, si trova benissimo, per scatenare la vera terza guerra mondiale contro i paesi arabi che sostengono l'Isis. E l'Isis, da canto suo, che ha promesso di scatenare a sua volta una rappresaglia a Roma, città simbolo del cristianesimo, abbattendo o occupando, se va bene, il suo monumento simbolo, il Colosseo. E questo sempre per non farci mancare nulla, dopo i terremoti e le valanghe nell'Italia centrale di questi giorni.

Insomma, leggere queste cose non fa bene alla salute psicologica di noi poveri e fragili individui, ma ci viene miracolosamente in soccorso l'imminente e immanente telefesta comandata, quella subito dopo Natale, Capodanno e la Befana, il Festival di Sanremo, con tutte le sue immancabili polemiche, le critiche e le sue liturgie, i cantanti in gara, quelli esclusi, gli ospiti, i cachet dei conduttori troppo alti, la De Filippi affiancata a Conti che non vuole soldi, troppe le cinque serate etc.

Ma una notizia ferale (e feriale) in questi giorni campeggia sopra tutte: il Maestro Peppe Vessicchio, colui che ornai da più di venticinque anni incarna lo spirito del Festival, non andrà a Sanremo! E tutti si domandano: perché, cosa gli sarà successo, è ammalato, o forse morente, o in crisi esistenziale? Lui, essere mitico e mitologico, metà uomo e metà barba, metà Maestro e metà Sanremo ha detto di no, e lo ha anche motivato: anche lui ha scritto un libro, un'autobiografia dal titolo sibillino “La musica fa crescere i pomodori”, e ha detto che si vuole dedicare alla sua presentazione, cosa che probabilmente farà in concomitanza col Festival. Ha anche detto molto polemicamente:

In questi ultimi anni è rimasto assai poco di quello che è transitato dal festival. E non parlo di risultati di vendita. Penso a casi come Cammariere o gli Avion Travel che sono sopravvissuti. Non sento la stessa valenza negli ultimi tempi. Vengono proposti solo prodotti a scadenza breve perché credo che l'industria vada in quella direzione e preferisca avere prodotti da sostituire in fretta con altri piuttosto che pensare al lungo periodo”.

Bene non vedremo dirigere il M° Vessicchio a Sanremo (anche perché due dei cantanti che lo avevano prenotato sono stati esclusi) e ce ne faremo una ragione, in attesa che si liberi l'Italia centrale dalla neve, che si ricostruiscano i paesi terremotati, mentre si costruisce il muro tra Stati Uniti e Messico, che l'Isis attacchi Roma e che scoppi la terza guerra mondiale. Amen






domenica 22 gennaio 2017

J-Ax, Fedez e il loro nuovo disco Comunisti col Rolex.


(di Piero Montanari - pubblicato su globalist.it e ilgiornaledellazio.it)



Esce il nuovo disco di Jay-Ax e Fedez, Comunisti col Rolex, un titolo evidentemente provocatorio e alquanto datato, perché mi ricorda i tempi bui nei quali non si poteva andare in giro vestiti decentemente o con un auto che non fosse una carretta, che venivi subito tacciato di appartenenza alla “gauche Vuitton”, la sinistra salottiera tanto odiata dai fascisti e dai compagni trinariciuti dell'epoca, che per un nulla ti facevano il pelo.
Strano e ambiguo titolo, che lascia adito a più interpretazioni. Cercheremo di capire a chi si riferisce la provocazione, anche se sarà difficile che ascolteremo la loro musica se non incidentalmente... chissà, forse all'amico Putin che è un comunista ma post, molto post, o forse a chi in Italia si professa di sinistra ma, non avendo gli stilemi del fratacchione, per i nuovi moralisti, non lo può di certo fare.

I due rapper del tormentone estivo Vorrei ma non posto, sostengono invece che il titolo dell'album nasca da "un insulto, (rivolto da chi a chi non è dato sapere ndr) che abbiamo voluto trasformare in merito: voglio dire con questo che in Italia si può ancora diventare ricchi onestamente, e questa è una cosa molto bella", ha spiegato Fedez, che si era attirato feroci critiche sui social per i 'selfie' scattati nel suo attico di lusso, con uno striscione che campeggiava dalla finestra e che rappresentava un polso con un lussuoso orologio con al centro falce e martello.

Se la critica è nei confronti di chi è di sinistra ma non è diventato un frate minore, spogliandosi di qualsiasi orpello e rimanendo in mutande e col saio, allora la cosa assume caratteri di imbecillità, ma a questo punto abbiamo il sospetto invece che sia una “excusatio non petita” rivolta proprio a loro stessi, arricchitisi incredibilmente, e volendo invece cercare di non perdere la parte sinistroide che li segue e li sostiene. Altrimenti li invitiamo a fare loro un po' di professione di umiltà, incominciando per primi a spogliarsi delle ricchezze, per poi votarsi alla rinuncia francescana ed iniziare così la pratica degli esercizi spirituali. Ah, della musica parleremo poi, forse.


Premio alla Cultura

PREMI SPECIALI

A BENEMERITI DELLA CULTURA

(Trofeo di Cristallo e Medaglia d’oro del Presidente dell’Ass. Cult. “P. Raffaele Melis O.M.V.”)

Musicista Regista Maestro PIERO MONTANARI
Roma

Premio “Francesco Di Lella”

“Per avere contribuito con la musica e la regia all’evoluzione ed all’affermazione di attori e cantanti di chiara fama nazionale ed internazionale, lasciando un segno vivo nel panorama cinematografico e musicale italiano, senza mai desistere anche in un periodo così difficile ed arduo come l’attuale.”

Firmato Augusto Giordano, Getulio Baldazzi, P.Ezio Bergamo, Rita Tolomeo, Maurizio Pallottí, Domenico Di Lella, Maria Fichera, Gianni Farina, Rita Pietrantoni, Paola Pietrantoni, Domenico Gilio.

Il premio sarà conferito il 13 giugno 2010 alle ore 16 al teatro S. Luca, in via Lorenzo da' Ceri 136 - Roma.

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!
Finalmente nelle librerie "L&H:2 Teste senza cervello", libro e Dvd con la summa delle puntate migliori e, udite udite, dialoghi ANCHE IN ORIGINALE . Lo abbiamo presentato da MelBookStore il 30 giugno 09. C'era Italo Moscati, persona di straordinaria cultura e spessore umano. Con quella di Giancarlo le due 'memorie' si intersecavano a meraviglia! Due teste con parecchio cervello...SE TI INTERESSA COMPRARLO, CLICCA SULL'IMMAGINE!

Al Parco di S. Sebastiano

Al Parco di S. Sebastiano
Con Guido De Maria e Giancarlo Governi, i padri di SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!
Talk Show con Giancalo e Guido al "Roma Vintage Festival", 16 giugno 2009 dedicato allo storico programma Rai

Celebriamo Gabriella Ferri

Celebriamo Gabriella Ferri
Con Giancarlo

...e Rino Gaetano

...e Rino Gaetano
Con Giancarlo

...ancora Rino

...ancora Rino

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo
In omaggio a Rino, quella sera ho cantato "I love you Maryanna", primo disco di Rino, prodotto da me e da Antonello Venditti nel 1973. Con Rino feci un tour nel 1979. Alla batteria c'era Massimo Buzzi, alle chitarre Nanni Civitenga e Rino e io al basso. Il 'road manager' era Franco Pontecorvi che oggi vive come me sui Castelli Romani e vende occhiali.

Serata Supergulp

Serata Supergulp
Venerdì 17 luglio '09 al Parco S. Sebastiano (Caracalla) all'interno di Roma Vintage, verrà ripetuta la serata dedicata alla genesi del mitico programma televivivo. Parteciperanno Giancarlo Governi, Guido De Maria e Piero Montanari (me stesso...). Appassionati intervenite!

Un giovane promettente...

Un giovane promettente...
Luca, il giorno che si è vestito bene per il suo saggio di pianoforte. Sarà pur vero che "ogni scarrafone è bello a mamma soia", ma ci saranno pure degli scarrafoni universalmente belli, o no?

Maggio 2008: un piacevole incontro

Maggio 2008: un piacevole  incontro
Dopo più di vent'anni ho rivisto l'amico Giorgio Ariani, grande attore e voce ufficiale Italiana di Oliver Hardy (Ollio). Nel 1985 realizzammo la sigla di "2 Teste senza cervello" e Giorgio, con Enzo Garinei (Stanlio) doppiò una marea di film della coppia per i quali realizzai le musiche.

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"
A Capalbio (Gr.) c'è un posto magico da visitare, con opere d'arte tra ulivi e macchia mediterranea, opera dell'architetta Niky De St. Phalle che ha realizzato in 20 anni un percorso di magnifiche statue ispirate ai Tarocchi, le magiche carte che predicono il futuro...Dato il suo nome, è meta di "sole" e personaggi cosiddetti " taroccati". Wanna Marchi e sua figlia sono state spesso viste aggirarsi tra le magnifiche statue!

Diana Nemi 2007/2008

Diana Nemi 2007/2008
Da sx alto: Samuele, Emanuele, Federico R., Lorenzo, Matteo, Edoardo, il Mister Eugenio Elisei. Sotto:Simone, Luca, Daniele, Valerio, Riccardo, Federico C.

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini
Col mio "idolo" calcistico di ieri

Luca e Francesco Totti

Luca e Francesco Totti
Col suo "idolo" calcistico di oggi

Luca Montanari

Luca Montanari
Il calciatore. Questa stagione, la prima di campionato con i pulcini della "Diana Nemi", è capocannoniere. Ha messo a segno ben 43 reti e tutte senza rigori, ma ventidue su calci piazzati!

Luca Montanari

Luca Montanari
Nel momento della premiazione

Daniele Serafini

Daniele Serafini
La premiazione

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07
Da sx della foto: Samuele, Matteo, Riccardo,Federico, Wulnet, Carlo, Luca, Daniele. Seduto con il pallone, una vera pestilenza, Federico Rosselli. Dobbiamo dire grazie alla pazienza infinita del Mister Eugenio Elisei, che più volte ha pensato di mollare la squadra e dedicarsi alle missioni in Angola - E' meno faticoso - mi ha detto, disperato, alla fine di un allenamento.

Allenamenti anno 2007-2008

Allenamenti anno 2007-2008
Il mio secondo figlio unico...

Matteo Montanari

Matteo Montanari
Il mio primo figlio unico...

Ado e Sania Montanari

Ado e Sania Montanari
The Peter's Sisters

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952
Memmo Montanari (primo a dx nella foto) con i suoi tifosi in una trasferta della Roma. La foto è stata scattata al ritorno da Verona il 22 giugno 1951. Solo dopo quella partita la Roma ebbe la certezza di tornare in serie A

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.
Mio padre, che si diceva fosse danaroso, quando morì era povero. Qualcuno nel nostro quartiere Celio racconta ancora che comprava i giocatori alla Roma...

Mio padre al centro dei vip della Roma

Mio padre al centro dei vip della Roma
Ricordo questa foto da sempre. Quella che avevamo in casa aveva un ritocco fatto a mano da non so chi (forse mio padre stesso). Il "pittore" aveva dipinto a tutti pantaloncini da calcio e gambe nude! In quel periodo glorioso nasce il giornale "Il Giallorosso" che contribuì attivamente alla ricostruzione della Roma. Fu fondato da mio padre, Angelo Meschini (capi storici di allora del tifo romanista) e dai fratelli Mario e Peppino Catena (soci della Roma) con la collaborazione dell'avvocato Alberto Saccà, con cui mio padre, nei miei ricordi da piccolo, aveva rapporti conflittuali.

Il Giallorosso

Il Giallorosso
Testata del giornale dei tifosi della Roma fondato da mio padre nel 1952. Ero piccolino e ricordo quel giorno che mi fece vedere le bozze...ricordo la finestra della mia camera sulla Piazza, al civico 4, ed il Colosseo davanti.

Pop & Jazz History

Pop & Jazz History
Sonorizzazione

1970 Pop Maniacs

1970 Pop Maniacs
Qui ci sono anche le musiche di Spyderman e i Fantastici Quattro che feci nel 1977 per Supergulp!

Il Pianeta Totò

Il Pianeta Totò
Fotogramma della sigla di Mario Sasso per la prima trasmissione di Rai 2 sul grande attore. Gli occhi di Totò si muovevano a tempo con una mia tarantella che si trasformava via via in rock sulle note di Malafemmena.

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Logo originale della trasmissione

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Un fotogramma della sigla di "Due teste senza cervello". Ci lavorò a lungo il videoartista Mario Sasso, alla SBP di Roma, con Virginia Arati che dipingeva elettronicamente 'frame by frame', con un computer costosissimo della Quantel che si chiamava appunto Paintbox. Credo che questa sigla sia stata la prima in Tv ad essere realizzata con questa straordinaria tecnica.

Il mio recording studio

Il mio recording studio
La regia

studio

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La sala di ripresa

studio

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la regia

studio

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La regia

Il ritorno di Ribot 1991

Il ritorno di Ribot 1991
Uno sceneggiato interpretato dal grande cantante e attore franco-armeno Charles Aznavour e Delia Boccardo, diretto da Pino Passalacqua per Rai1 e Antenne2 con la colonna sonora composta da me.

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1
Alessandra Martinez, protagonista del film in due puntate con la mia colonna sonora.

Le Gorille

Le Gorille
Serie TV franco anglo italiana che riprende dei film del 1957-58 con Lino Ventura. Il personaggio è Geo Paquet, agente segreto francese, Di questa serie ho musicato 2 episodi, per la regia di Maurizio Lucidi e Duccio Tessari

Top model

Top model
Film con D'Amato

Top model

Top model
Stesso film uscito in Grecia

Top girl

Top girl
Film sequel di D'Amato. Beh, dopo tutte ste top, non poteva mancare la girl!

High finance woman

High finance woman
Altro film di D'Amato con le mie musiche