Musicista, bassista, compositore, autore di musiche per il cinema e la televisione, produttore discografico ed editore con VIVAVOCE MUSIC. Ha suonato con i più grandi artisti della scena pop e jazz: LITTLE TONY, ZERO, BAGLIONI, DE GREGORI, GAETANO, DANIELE, ARBORE, CONTE, MINGHI, CAPUTO, GRAZIANI, MUSSOLINI, T.SCOTT e moltissimi altri. Un po' di storia di ieri e di oggi tra arte, musica e spettacolo.
giovedì 7 settembre 2017
Mille musicisti contro la Siae «Ridateci l’assegno mensile» (Corriere della Sera14 May 2017)
Giovedì il Consiglio di Stato deciderà sui 615 euro. «Per molti sono il pane»
venerdì 28 luglio 2017
QUELLE MALEDETTE ANIME FRAGILI
di
Piero Montanari
Amy
Winehouse morì tragicamente il 23 luglio di sei anni fa per gli
eccessi di alcol e droga, e la sua fine, purtroppo scontata, era
stata prevista a breve perfino da sua madre, e suo padre aveva già
scritto l'epitaffio per la sua tomba. Una storia che fece
raccapriccio questa di Amy, cronaca di una morte annunciata e
avvicinata ad altrettante morti tragiche e famose: Brian Jones,
asmatico chitarrista degli Stones, morto affogato di droga e alcol
nell'acqua nella sua piscina, Jimi Hendrix, soffocato dal suo vomito,
Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain, una sfilza di overdosi, il
"Club dei 27", come viene brutalmente e tristemente
chiamato questo gruppo di musicisti della 'rock area' che non
arrivano a festeggiare il 27mo compleanno, e che negli ultimi 40 anni
si sono distinti per il grande talento e i grandi eccessi. Ma vengono
in mente tanti altri straordinari personaggi che hanno unito questo
talento ad una vita senza freni e dissoluta. Ricordo, anche per
averci suonato insieme, il grande, grandissimo trombettista americano
Chet Baker, la fantastica "tromba bianca" che visse
suonando divinamente ma entrando ed uscendo dagli ospedali per
disintossicarsi dalle dipendenze. Il 13 maggio 1988, non ancora
sessantenne, Chet morì cadendo dalla finestra di un albergo di
Amsterdam, spinto giù dalla "scimmia" che stava sulla sua
spalla e che non l'aveva mai abbandonato. Ma anche lo straordinario
"inventore" del be-bop, Charlie Parker, immortalato dal
magnifico film prodotto da Clint Eastwood, Bird,
dove si racconta la storia di questo geniale sassofonista morto a
trentaquattro anni per gli eccessi di alcol e droghe. E l'elenco
continuerebbe tristemente lungo. Strane storie di quel genio e
sregolatezza che la società dei "normali" considera
inevitabile tra gli artisti, luoghi comuni banali e incongrui, come
quello che indica la sofferenza dell'anima viatico essenziale per la
creazione dell'opera. Nulla di più falso, lo posso testimoniare. Se
stai male non "esce" niente, il dolore e la sofferenza sono
i più grandi anestetici della creatività. È la condizione umana
che è sofferenza già in sè e non risparmia nessuno, e tutti noi
che ci portiamo dietro in ogni istante della vita questo fardello,
sappiamo che l'unica cosa che possiamo fare è un passo dopo l'altro
in avanti. Le anime fragili, ahimè, soccombono, e cercano di
distruggere sé stessi per annullare questo dolore, per loro
evidentemente più insopportabile che per altri. Purtroppo, così
egoisticamente facendo, ci priveranno per sempre dell'irripetibile
straordinarietà del loro talento.
mercoledì 5 luglio 2017
Per me la Corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca! 92 minuti di applausi
Di Piero Montanari
“Apriamo
il nostro solito dibattito – dice il temuto prof. Guidobaldo Maria
Riccardelli, megadirettore clamoroso con manie cinefile,
magistralmente interpretato dall'amico Mauro Vestri, una
caratterizzazione che si è portato dietro per la vita -. “Chi vuol
parlare, lei Filini? Calboni?” E qui si alza Fantozzi che chiede di
intervenire finalmente, mentre Riccardelli lo invita a parlare e gli
ricorda di essere “una merdaccia” e che aspettava da molto un suo
parere sulla scena più importante della Corazzata Potëmkin, la
donna che salva il suo bambino nella carrozzina spingendolo giù, e
che poi cade tra i marinai morti della scalinata di Odessa, mentre
l'inquadratura in primo piano è sul famosissimo “occhio della
madre”.
In
quel che segue e dirà Fantozzi/Fantocci c'è il riscatto
dell'Ultimo, la fine di un incubo, la ribellione dell'Uomo vessato,
inquadrato nelle morse delle logiche burocratiche aziendali, quando
il cosiddetto terziario avanzato rappresentava un incubo per gli
impiegati, una gara fatta di colpi bassi e di soprusi ineludibili,
una Guyana dell'un contro l'altro mobizzati per un piccolo
avanzamento di grado, e i temuti obblighi servili verso i
Megadirettori Disumani per mettere la testa un po' fuori dal guano,
ed essere finalmente considerati esseri viventi.
Villaggio
visse davvero questo incubo che ha magistralmente narrato, quando
lavorava alla Cosider di Genova. Raccontava di quel tempo: “Le
proiezioni erano abitualmente il sabato sera quando gli intellettuali
di sinistra avrebbero voluto divertirsi diversamente, magari andare a
cena con una deficiente prosperosa, volgare ma disponibile.
Purtroppo c'era il maledetto obbligo del film d'autore, tra i quali
il più temuto era la terrificante corazzata Potëmkin.”
Ma
ecco che arriva il meritatissimo successo di Paolo Villaggio e lui
non tarderà a riscattarsi da quelle maledette serate al cineforum. E
questo atteso riscatto arriva nel 1976, sotto la direzione di Luciano
Salce, ne Il secondo tragico Fantozzi, dove siamo arrivati quindi
all'invito a parlare da parte del prof. Riccardelli, il già citato
megadirettore clamoroso con manie cinefile. E Fantocci/Fantozzi,
mesto ma deciso, sale sul palco e pronuncia la fatidica frase: “Per
me la Corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca”
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I
92 minuti di applausi che seguirono, caro Paolo, oggi non si
fermeranno più, e proseguiranno di generazione in generazione,
ricordando le tue battute, i tuoi film e la tua straordinaria vita.
Grazie per quello che ci hai regalato, che è tanta roba, credimi.
Ho suonato il pianoforte di Totò
(di Piero Montanari)
L'appuntamento con la
piccola troupe televisiva è a via Dei Monti Parioli, davanti al
portone della casa dove Antonio De Curtis, in arte Totò, è vissuto
e morto. Aspetto un po' sotto il sole cocente di un'estate arrivata
in anticipo, tra eccessivi e inebrianti profumi di fiori, in quella
strada a senso unico costeggiata da villini e palazzi signorili, che
sicuramente Totò aveva scelto per il silenzio quasi cimiteriale e
l'incanto dell'architettura raffinata delle case.
Aspetto ancora un po' poi
suono timidamente al citofono dorato e perfettamente lucidato a
Sidol, sotto un nome che mi era stato dato, e salgo al piano. Già
dentro l'ascensore, con i legni e i pulsanti dell'epoca della sua
costruzione, l'atmosfera sembra quella di una macchina del tempo.
Scendo e per l'emozione la testa inizia a girarmi già sul
pianerottolo, dove si affacciano due appartamenti, uno di fronte
all'altro. Non so quale dei due è il “mio”, però una delle due
porte socchiuse mi invita ad entrare. “Ecco – ho pensato –
questa è casa Sua, la casa di Totò, e sto entrandoci, proprio io”.
E non riesco ancora a crederlo.
La domestica mi fa cenno
di stare zitto e mi fa entrare nel salone principale, dove trovo la
troupe televisiva intenta, vicino ad un vecchio pianoforte marrone
che troneggia nella stanza, a riprendere il giornalista che mi ha
invitato, mentre racconta qualcosa. Si fermano, mi presento a tutti
ed inizio a parlare con il padrone di casa, un distinto signore un
po' agé, che comprò quasi sessant'anni fa l'appartamento da Franca
Faldini, la compagna che stette vicino al Principe negli ultimi
quindici anni di vita. Mi dice che acquistò anche due o tre mobili
pregiati che lasciarono lì, e quel pianoforte. Si, il pianoforte di
Totò, che il Principe non sapeva suonare, usando solo il dito
indice, ma che grazie al quale poté scrivere tante canzoni ricche di
bellissime melodie e fascino, qualcosa che Totò aveva nel profondo
dell'anima.
Mi siedo dietro al
pianoforte per iniziare l'intervista, provo a toccarlo e quasi non
riesco per l'emozione, ma poi abbasso le mani sulla tastiera d'avorio
gialla e malridotta, provo a toccare quei tasti che Totò aveva
toccato. Nessun suono, nulla, solo martelletti che vanno sulle corde
e non tornano, producendo uno stridio agghiacciante. “Ma io debbo
suonare almeno qualche nota di Malafemmena, non posso non farlo”
penso, e cerco tra le ottave almeno un Do, un Re, un Mi e un Si che
funzionano. Li trovo in alto, fortunatamente, mentre e il giornalista
inizia a farmi le domande e il cameraman a riprendere. Ma perché ero
lì? Perché ho realizzato le sigle e tutte le musiche di commento
dei programmi su Totò che Giancarlo Governi ha scritto e prodotto
per la Rai, e la sigla che abbiamo utilizzato maggiormente, a parte
Totò Rap, è stata proprio la canzone più famosa di Totò,
Malafemmena, una volta cantata da Fausto Leali, poi da James Senese
ed infine arrangiata in stile rock per la prima sigla di testa del
Pianeta Totò.
Ecco perché ero lì,
anche se pensavo tra me e me di usurpare qualcosa. Alla fine il
giornalista mi chiede di accennare le prime note di Malafemmena. Il
piano, stonatissimo e mai riparato, risponde con tutti i suoi annosi
acciacchi alla mia richiesta... Do – Do – Do, Do – Re – Mi –
Re -Do – Si... e su quella nota, impossibile da riconoscere come
tale, mi abbandona malinconicamente.
Ma che importa? Ho
suonato il pianoforte di Totò e tanto mi basterà per i miei
racconti davanti al caminetto.
domenica 11 giugno 2017
La Tv, brutta sporca e cattiva.
(di
Piero Montanari)
Qualche
anno fa raccontammo proprio su queste pagine l'arrivo della prima
puntata del Grande Fratello e ci esponemmo dicendo che questa
trasmissione avrebbe cambiato la televisione e che l'avrebbe
accompagnata verso una deriva i cui effetti sarebbero stati, a dir
poco, devastanti. Senza essere cattivi profeti, ma neanche Cassandre
improvvisate, gli effetti poi si sono visti e come.
Pixel,
ergo sum, cosa non si fa per esserci e per apparire, si diceva,
mentre la televisione mutava in un mostro abnorme e informe, dalle
fattezze di pupazzi rossi che vanno in giro ad occuparsi dei nostri
diritti di cittadini, presentatori che insultano pesantemente i
concorrenti, seppure in un fuori onda, ospiti urlanti di inutili
trasmissioni deliranti che si occupano dei fattacci altrui, che si
massacrano di improperi in un antistato mediatico fatto di politici
che fanno i comici e comici che fanno i politici; o gente comune che
assurge a “maitre à penser” solo per aver acquisito crediti di
visibilità mediatica.
Ricordiamo
lo straordinario
evento di grande televisione trash che Gaston Zama delle Iene ci
propose qualche settimana fa, quando riprese il disinibito Vittorio
Sgarbi nel giorno dei suoi 65 anni mentre, seduto sul cesso,
espletava le sue funzioni corporali, il tutto condito da suoni ed
effetti naturali, in un momento imperdibile di narcisismo estremo nel
quale Sgarbi finalmente poteva replicare se stesso nelle modalità a
lui congeniali.
Non
lamentiamoci se i ragazzi non guardano più la tv, forti ormai di
un'infinita offerta di immagini fatte col telefonino, postate sui
social e poi condivise. Nascono così dal nulla nuovi personaggi
massmediatici, sconosciuti fin al momento prima di postare sul web:
una pernacchia, una flatulenza, un rutto, una canzone stonata, una
baggianata detta in italiano stentato, quando non cose peggiori che
neanche oso raccontare.
Se la
televisione – quella che dovrebbe essere buona, pedagogica,
informativa, critica e democratica - intende continuare ad inseguire
per gli ascolti quella oscena, brutta, sporca e cattiva che ci viene
troppo spesso ammannita, non facciamo fatica a decretarne la morte
cerebrale in poco tempo. Converrà, quindi, staccare le macchine che
la tengono in vita inutilmente se il registro non cambia. Ma su
questa cosa sono molto dubbioso.
martedì 30 maggio 2017
Troppa retorica nella celebrazione di Totti?
(Due opinioni a confronto Piero Montanari, editorialista di Globalist e tifoso della Roma dialoga con il 'non tifoso' Diego Minuti.)
Leggo oggi a firma di
Diego Minuti un pezzo su Globalist dove, nella sostanza, viene
riconosciuta la grandezza del calciatore Francesco Totti nel giorno
tristissimo del suo addio alla Roma, ma non viene capito
l'esibizionismo di chi lo saluta con
piaggeria, adulazione, lodi senza freni, come se Totti non fosse solo
un calciatore, ma “l'incarnazione di un supereroe, uno Spiderman
senza calzamaglia, un Wolverine senza artigli, un Superman senza
scudo giallo sul petto, desibirsi
nello sport preferito dall'italica stirpe.”
Prosegue
l'articolo stigmatizzando servizi, articoli, documentari e libri che
si sono scritti e fatti su Totti, meritati nella sostanza –
aggiunge Minuti - ma con toni che sono stati assolutamente fuori
registro. “Ieri sera, nelle battute immediatamente precedenti al
calcio di inizio di Roma-Genoa, così come nelle ore precedenti, è
stato tutto un inseguire figure retoriche che profumavano d'incenso
per definire la grandezza del Totti calciatore.”
Mi
viene voglia di chiedere a Minuti non di che squadra sia, perché
questo certo non farebbe la differenza, ma dove vive. Se non vive a
Roma un po' lo posso capire (ma neanche tanto), perché vivendo
nell'Eterna Città non si può non percepire quanto il pallone sia
esageratamente importante per tutti. Decine di radio vivono di calcio
parlato, e lo fanno monograficamente 24 ore su 24 per Roma e Lazio,
con persone che seguono e si appassionano ascoltando i “sacerdoti
conduttori” che dalle radio celebrano le cerimonie di calciatori e
allenatori.
Insomma,
un delirio certamente, ma anche un forte processo identificativo nei
confronti dei campioni più amati. E Totti, manco a dirlo ancora, per
la Roma è stato il più grande e il più amato. Ero allo stadio per
il suo addio e posso testimoniare l'amore incredibile che gli è
stato tributato. Il cinismo e il distacco del quale sono da tempo
portatore sano, si sono sciolti in lacrime, ascoltando la curva e
tutto lo stadio cantare per ore le lodi al suo Campione. Sarà pure
stata una combinazione di tanti fattori,compresa la partecipazione
emotiva collettiva, ma piangevamo tutti.
O
forse Diego Minuti avrebbe immaginato che il più grande campione
della Roma finisse la sua venticinquennale carriera con i i compagni
che gli regalano l'orologino d'oro col bracciale di coccodrillo
marrone, tra deliri di pasticcini, pastarelle, tramezzini e patatine,
il tutto annaffiato con litri di vermut Martini dolce, mentre il
capoufficio gli consegna la lettera d'addio scritta dalla segretaria?
sabato 27 maggio 2017
Striscia: Flavio Insinna si scusa, i social divisi.
di
Piero Montanari
Dopo
giorni di silenzio, seguiti alle rivelazioni di Striscia la notizia
sulle sfuriate del conduttore e le oscenità dirette ad alcuni
concorrenti e agli autori di Affari tuoi, finalmente Flavio Insinna
abbozza qualche riga di scuse sulla sua pagina di Facebook.
“Mi
spiace e chiedo scusa a tutti, senza se e senza inutili ma –
esordisce il presentatore - proprio a tutti, dalla prima all'ultima,
dal primo all'ultimo. Le mie scuse sono rivolte anche a chi ha
fornito immagini dal Teatro delle Vittorie e registrazioni audio
prese dalle scale, fra i camerini e le nostre stanze. Sì, voglio
davvero scusarmi anche con chi ha tradito la mia fiducia perché,
purtroppo senza volerlo, li ho costretti a dare il peggio di loro
stessi. Quasi quanto me. Mi spiace davvero. Sono sempre io, nel bene
e nel male. Sul lavoro sono pignolo, ossessivo, incessante –
prosegue Flavio -e so distruggere in un istante tutto il bello che ho
costruito fino a un attimo prima. Sono bravissimo a passare subito
dalla parte del torto. Uno nessuno centomila. Grido, litigo, urlo,
dico cose che non penso perché vorrei che tutto fosse sempre
perfetto. Poi faccio battute in dialetto mischiate ai titoli dei film
che amo. Odio i toni beceri (e
meno male! ndr)
ma poi sono un fenomeno a usarli. È successo tante volte (mi sono
sempre scusato), potrebbe accadere ancora. Ma ci metto sempre la
faccia. Sempre in prima fila. In primissima se c'è da prendere i
fischi. Gli applausi e i premi (chi mi conosce lo sa) amo
condividerli con i compagni di viaggio. Ho sempre difeso un programma
che amo, ingiustamente infangato da anni, sempre e comunque. Sì,
sono questo e sono quello. Se adesso vi aspettate una lista di mie
buone azioni, mi spiace, resterete delusi. Se avrete voglia o
curiosità, le troverete da voi.”
E poi , ovviamente, ce n'è pure per Striscia, che da anni fa una guerra spietata ad Affari tuoi, sua concorrente nell'importante fascia preserale, prima con la questione dei pacchi truccati e poi con la sfuriata di Insinna, che di certo non gioverà al futuro dell'attore. “Un'altra cosa che mi fa infinitamente tristezza, quanto le mie scenate, è che tutta questa pornografia televisiva con filmatini e vendetta incorporata sia fatta per cercare qualche straccio di punto di ascolto in più. Adesso però siamo saliti, anzi scesi di livello. Gli insulti, l'odio, i filmati rubati dal buco della serratura sono soltanto contro di me. Odio allo stato puro. Chi crede di distruggermi, mi ha in realtà fatto un grande regalo: la libertà. La libertà di essere ai vostri e ai miei occhi semplicemente una persona.”
“Ah, una cosa che non potete sapere, i miei amici sì, è che un minuto dopo la sfuriata sono il primo ad essere mortificato, il primo a tornare indietro per chiedere scusa :"Daje! Domani faremo tutti meglio. Io per primo. Grazie a tutti. Buonanotte”.
Caro
Flavio – gli ho scritto a commento sulla sua pagina di fb - non è
che puoi accoltellare qualcuno e poi chiedergli scusa, troppo
facile! Troppo facile dire “io sono così, ci metto la faccia”...
Non è vero, perché la faccia (oscena, permettimi) che è venuta
fuori dagli audio rubati era bella nascosta (o credeva di esserlo,
peggio mi sento!). Ora se fossi in te farei una bella pausa, magari
un altro libro con i commenti che raccoglierai, perché sono un
interessante spaccato che la gente comune ha della tua personalità
televisiva, “avant et aprés le delouge”. Solo un piccolo
consiglio, se permetti: è brutto essere preda della rabbia, non fa
ragionare, è la parte peggiore di un essere umano. Prenditi un tempo
sabbatico e lavoraci, perché se il successo deve portare a questo
stress, meglio scegliere di spegnere il “cercapersone” e passare
direttamente alla riabilitazione. Comunque auguri, anche se sei stato
deludente.
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Premio alla Cultura
PREMI SPECIALI
A BENEMERITI DELLA CULTURA
(Trofeo di Cristallo e Medaglia d’oro del Presidente dell’Ass. Cult. “P. Raffaele Melis O.M.V.”)
Musicista Regista Maestro PIERO MONTANARI
Roma
Premio “Francesco Di Lella”
“Per avere contribuito con la musica e la regia all’evoluzione ed all’affermazione di attori e cantanti di chiara fama nazionale ed internazionale, lasciando un segno vivo nel panorama cinematografico e musicale italiano, senza mai desistere anche in un periodo così difficile ed arduo come l’attuale.”
Firmato Augusto Giordano, Getulio Baldazzi, P.Ezio Bergamo, Rita Tolomeo, Maurizio Pallottí, Domenico Di Lella, Maria Fichera, Gianni Farina, Rita Pietrantoni, Paola Pietrantoni, Domenico Gilio.
A BENEMERITI DELLA CULTURA
(Trofeo di Cristallo e Medaglia d’oro del Presidente dell’Ass. Cult. “P. Raffaele Melis O.M.V.”)
Musicista Regista Maestro PIERO MONTANARI
Roma
Premio “Francesco Di Lella”
“Per avere contribuito con la musica e la regia all’evoluzione ed all’affermazione di attori e cantanti di chiara fama nazionale ed internazionale, lasciando un segno vivo nel panorama cinematografico e musicale italiano, senza mai desistere anche in un periodo così difficile ed arduo come l’attuale.”
Firmato Augusto Giordano, Getulio Baldazzi, P.Ezio Bergamo, Rita Tolomeo, Maurizio Pallottí, Domenico Di Lella, Maria Fichera, Gianni Farina, Rita Pietrantoni, Paola Pietrantoni, Domenico Gilio.
Il premio sarà conferito il 13 giugno 2010 alle ore 16 al teatro S. Luca, in via Lorenzo da' Ceri 136 - Roma.
Esce il cofanetto della mitica trasmissione!
Finalmente nelle librerie "L&H:2 Teste senza cervello", libro e Dvd con la summa delle puntate migliori e, udite udite, dialoghi ANCHE IN ORIGINALE . Lo abbiamo presentato da MelBookStore il 30 giugno 09. C'era Italo Moscati, persona di straordinaria cultura e spessore umano. Con quella di Giancarlo le due 'memorie' si intersecavano a meraviglia! Due teste con parecchio cervello...SE TI INTERESSA COMPRARLO, CLICCA SULL'IMMAGINE!
Al Parco di S. Sebastiano
Con Guido De Maria e Giancarlo Governi, i padri di SUPERGULP!
Celebriamo SUPERGULP!
Talk Show con Giancalo e Guido al "Roma Vintage Festival", 16 giugno 2009 dedicato allo storico programma Rai
Celebriamo Gabriella Ferri
Con Giancarlo
...e Rino Gaetano
Con Giancarlo
...ancora Rino
Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo
In omaggio a Rino, quella sera ho cantato "I love you Maryanna", primo disco di Rino, prodotto da me e da Antonello Venditti nel 1973. Con Rino feci un tour nel 1979. Alla batteria c'era Massimo Buzzi, alle chitarre Nanni Civitenga e Rino e io al basso. Il 'road manager' era Franco Pontecorvi che oggi vive come me sui Castelli Romani e vende occhiali.
Serata Supergulp
Venerdì 17 luglio '09 al Parco S. Sebastiano (Caracalla) all'interno di Roma Vintage, verrà ripetuta la serata dedicata alla genesi del mitico programma televivivo. Parteciperanno Giancarlo Governi, Guido De Maria e Piero Montanari (me stesso...). Appassionati intervenite!
Un giovane promettente...
Luca, il giorno che si è vestito bene per il suo saggio di pianoforte. Sarà pur vero che "ogni scarrafone è bello a mamma soia", ma ci saranno pure degli scarrafoni universalmente belli, o no?
Maggio 2008: un piacevole incontro
Dopo più di vent'anni ho rivisto l'amico Giorgio Ariani, grande attore e voce ufficiale Italiana di Oliver Hardy (Ollio). Nel 1985 realizzammo la sigla di "2 Teste senza cervello" e Giorgio, con Enzo Garinei (Stanlio) doppiò una marea di film della coppia per i quali realizzai le musiche.
Una gita al "Giardino dei Tarocchi"
A Capalbio (Gr.) c'è un posto magico da visitare, con opere d'arte tra ulivi e macchia mediterranea, opera dell'architetta Niky De St. Phalle che ha realizzato in 20 anni un percorso di magnifiche statue ispirate ai Tarocchi, le magiche carte che predicono il futuro...Dato il suo nome, è meta di "sole" e personaggi cosiddetti " taroccati". Wanna Marchi e sua figlia sono state spesso viste aggirarsi tra le magnifiche statue!
Diana Nemi 2007/2008
Da sx alto: Samuele, Emanuele, Federico R., Lorenzo, Matteo, Edoardo, il Mister Eugenio Elisei. Sotto:Simone, Luca, Daniele, Valerio, Riccardo, Federico C.
Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini
Col mio "idolo" calcistico di ieri
Luca e Francesco Totti
Col suo "idolo" calcistico di oggi
Luca Montanari
Il calciatore. Questa stagione, la prima di campionato con i pulcini della "Diana Nemi", è capocannoniere. Ha messo a segno ben 43 reti e tutte senza rigori, ma ventidue su calci piazzati!
Luca Montanari
Nel momento della premiazione
Daniele Serafini
La premiazione
A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07
Da sx della foto: Samuele, Matteo, Riccardo,Federico, Wulnet, Carlo, Luca, Daniele. Seduto con il pallone, una vera pestilenza, Federico Rosselli. Dobbiamo dire grazie alla pazienza infinita del Mister Eugenio Elisei, che più volte ha pensato di mollare la squadra e dedicarsi alle missioni in Angola - E' meno faticoso - mi ha detto, disperato, alla fine di un allenamento.
Allenamenti anno 2007-2008
Il mio secondo figlio unico...
Matteo Montanari
Il mio primo figlio unico...
Ado e Sania Montanari
The Peter's Sisters
La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952
Memmo Montanari (primo a dx nella foto) con i suoi tifosi in una trasferta della Roma. La foto è stata scattata al ritorno da Verona il 22 giugno 1951. Solo dopo quella partita la Roma ebbe la certezza di tornare in serie A
Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.
Mio padre, che si diceva fosse danaroso, quando morì era povero. Qualcuno nel nostro quartiere Celio racconta ancora che comprava i giocatori alla Roma...
Mio padre al centro dei vip della Roma
Ricordo questa foto da sempre. Quella che avevamo in casa aveva un ritocco fatto a mano da non so chi (forse mio padre stesso). Il "pittore" aveva dipinto a tutti pantaloncini da calcio e gambe nude! In quel periodo glorioso nasce il giornale "Il Giallorosso" che contribuì attivamente alla ricostruzione della Roma. Fu fondato da mio padre, Angelo Meschini (capi storici di allora del tifo romanista) e dai fratelli Mario e Peppino Catena (soci della Roma) con la collaborazione dell'avvocato Alberto Saccà, con cui mio padre, nei miei ricordi da piccolo, aveva rapporti conflittuali.
Il Giallorosso
Testata del giornale dei tifosi della Roma fondato da mio padre nel 1952. Ero piccolino e ricordo quel giorno che mi fece vedere le bozze...ricordo la finestra della mia camera sulla Piazza, al civico 4, ed il Colosseo davanti.
Pop & Jazz History
Sonorizzazione
1970 Pop Maniacs
Qui ci sono anche le musiche di Spyderman e i Fantastici Quattro che feci nel 1977 per Supergulp!
Il Pianeta Totò
Fotogramma della sigla di Mario Sasso per la prima trasmissione di Rai 2 sul grande attore. Gli occhi di Totò si muovevano a tempo con una mia tarantella che si trasformava via via in rock sulle note di Malafemmena.
Laurel & Hardy
Un fotogramma della sigla di "Due teste senza cervello". Ci lavorò a lungo il videoartista Mario Sasso, alla SBP di Roma, con Virginia Arati che dipingeva elettronicamente 'frame by frame', con un computer costosissimo della Quantel che si chiamava appunto Paintbox. Credo che questa sigla sia stata la prima in Tv ad essere realizzata con questa straordinaria tecnica.
Il mio recording studio
La regia
studio
La sala di ripresa
studio
la regia
studio
La regia
Il ritorno di Ribot 1991
Uno sceneggiato interpretato dal grande cantante e attore franco-armeno Charles Aznavour e Delia Boccardo, diretto da Pino Passalacqua per Rai1 e Antenne2 con la colonna sonora composta da me.
Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1
Alessandra Martinez, protagonista del film in due puntate con la mia colonna sonora.
Le Gorille
Serie TV franco anglo italiana che riprende dei film del 1957-58 con Lino Ventura. Il personaggio è Geo Paquet, agente segreto francese, Di questa serie ho musicato 2 episodi, per la regia di Maurizio Lucidi e Duccio Tessari
Top model
Film con D'Amato
Top model
Stesso film uscito in Grecia
Top girl
Film sequel di D'Amato. Beh, dopo tutte ste top, non poteva mancare la girl!
High finance woman
Altro film di D'Amato con le mie musiche




