L'AUTORE

venerdì 24 aprile 2015

Il futuro della Musica? Un inarrestabile rubinetto digitale


di Piero Montanari

Ho imparato ad ascoltare la musica grazie ai dischi di jazz e di classica che la mia "illuminata" sorella comperava, non si sa con quali soldi, agli inizi degli anni '50, con una guerra finita da poco, povertà e tutto da ricostruire.

Avevo quattro o cinque anni e, pur non sapendo ancora leggere, individuavo i brani dalla forma delle etichette sui pesantissimi 78 giri e non ne sbagliavo uno. Li posavo delicatamente e li suonavo sul piatto del mastodontico giradischi di metallo inserito nel mobile di radica, unica tecnologia a disposizione insieme alla radio con le manopolone da posto di comando del Nautilus di Verne. Almeno fino a quando, come d'incanto nel 1954, mio padre non fece apparire in casa un televisore Royal Eagle, anch'esso di radica, dal peso di un piccolo elefante e dal costo di un anno di stipendio medio di un operaio.

Quando arrivarono i cosiddetti "extended play", dischi piccoli con quattro canzoni, due per facciata, e poi i magnifici e lunghi 33 giri, ero già grandicello, e iniziai a leggere le note di copertina che i 78 giri non avevano, essendo imbustati senza nessuna stampa, cosa che poi non ho mai smesso di fare.

Fu così che imparai a conoscere tutto quello che che esisteva oltre l'Artista: le sale di registrazione, i produttori musicali, le case discografiche, il management, in quale bar si rifornivano per i beveraggi, i parenti e le persone a cui dedicavano i dischi e infine, oltre all'"orchestra diretta da", i musicisti che partecipavano alla seduta di registrazione.

Li conoscevo tutti, molti erano grandi jazzisti che si prestavano anche a fare i turnisti in sala per gli artisti pop od altri generi musicali, grazie al loro smisurato talento. Fu anche per loro che mi innamorai di questo mestiere e volli farlo a tutti i costi.

Oggi l'infinita tecnologia della quale disponiamo e che ha mandato in pensione anche l'ultimo dei supoporti musicali "fisici", il CD, ci permette di accedere, aprendo un ideale rubinetto, a flussi inarrestabili di musica liquida e liquefatta della quale, a malapena, conosciamo il titolo del brano e l'artista e spesso neanche quello. Tutto sconosciuto, impersonale, indecifrabile; non si sa chi suona, chi produce, dove è stato realizzato il lavoro, che strumentazione hanno usato, in una solitudine che sconforta l'anima e alla quale puoi solo parzialmente fare fronte utilizzando un'altra mostruosità tecnologica, Shazam, un'app. che in pochi secondi ti dice cosa stai ascoltando e basta.

Siamo costretti a citare ancora il famoso saggio del 1936 di Walter Benjamin "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica" dove, tra le tante straordinarie intuizioni da vero visionario, l'Autore dice: "La riproduzione ripete l'opera d'arte sottraendole l'autenticità, che ne costituiva nel passato la caratteristica fondamentale, l'essenza stessa dal punto di vista della fruizione, che si trasforma in consumo. Da evento irripetibile l'opera si trasforma attraverso la moltiplicazione delle riproduzioni"

Lo stesso Benjamin poi, commentando un quadro di Klee, Angelus Novus, ci racconta che quell'angelo ha lo sguardo spalancato nel passato e ne osserva le sue macerie, mentre è in procinto, con le ali dispiegate, di fare un balzo nel futuro, sostenuto e irrimediabilmente sospinto da una ineluttabile tempesta che Benjamin chiama Progresso.

Il vento del Progresso non ce lo siamo fatti scappare, abbiamo volato grazie a lui, ma ora dobbiamo fermarci e riflettere perchè quelle macerie non ci sotterrino anzitempo.

giovedì 9 aprile 2015

Se il calcio vomita insulti e infamie



di Piero Montanari

"Che cosa triste... lucri sul funerale con libri e interviste", "C'è chi piange un figlio con dolore e moralità e chi ne fa un business senza dignità" e ancora, "Dopo il libro, il film". Ecco quello che raccontavano gli striscioni apparsi in curva sud durante la partita Roma - Napoli, indirizzati alla mamma di Ciro Esposito, il tifoso napoletano che si presume assassinato da un tifoso romanista, Daniele De Santis, in circostanze ancora tutte da accertare, prima della finale di Coppa Italia dello scorso 3 maggio svoltasi a Roma.

Questa povera signora, Antonella Leandri, sarebbe "colpevole" secondo quei sedicenti tifosi, di essere stata alla presentazione del libro "Ciro vive", scritto dalla giornalista Vittoriana Abate, collaboratrice di Vespa a Porta a Porta, e di andare in giro a spargere parole di pace e di buon senso sulla violenza che si consuma negli stadi e soprattutto fuori di essi, proprio lei, che ha subìto la perdita del suo amatissimo figlio Ciro, venuto a Roma solo per assistere ad una partita di calcio, e ritornato a Napoli, dopo alcune settimane di coma, in una bara di legno.

Proprio lei, che disse, subito dopo il fatto, rivolta al presunto sparatore: "Non ho parole, perché per me è una mostruosità quella che ha fatto. Io nel mio cuore già l'ho perdonato ma non riesco a capire quello che ha fatto. Forse sono sbagliata ma io non lo odio. Siamo fratelli d'Italia che sono queste cose?"

La volgarità di questi striscioni si commenta da sola, non c'è bisogno di aggiungere epiteti nei confronti di chi li ha scritti e di chi, a proposito, ha permesso che venissero, prima portati in curva, e poi mostrati, segno che le curve sono assolutamente zone franche, territori dove tutto è permesso, dove vige la "legge" del gruppo, e dove chi è più forte detta le regole, anche se marce. A loro non vorrei dire nulla di più, se non che da tifoso della stessa loro squadra sono il primo a vergognarmi per quello che hanno scritto alla mamma di Ciro.

Spero che non debbano mai subire un dolore così insopportabile come la perdita di un giovane figlio e in circostanze così drammaticamente inutili, e aggiungo semplicemente che ognuno che venga colpito da un dolore di questa portata ha il sacrosanto diritto di elaborare una perdita così lancinante come crede, magari cercando che la luce di Ciro resti sempre accesa, con un libro, un articolo, anche con un film.
Altro che lucrare.

venerdì 3 aprile 2015

Addio a Giampiero Rubei, colonna portante del jazz romano

Life

Addio a Giampiero Rubei, colonna portante del jazz romano

Per più di trent'anni aveva legato il suo nome al club da lui fondato e diretto, l'Alexanderplatz, fulcro storico di tutti i musicisti jazz

giovedì 2 aprile 2015 14:51

Giampiero Rubei

Giampiero Rubei
di Piero Montanari

Il jazz romano perde oggi Giampiero Rubei una delle sue figure più significative e appassionate, che aveva fatto di questa musica non solo un modo di essere ma un'attività vera e propria, e un punto di riferimento della musica jazz della Capitale.

Per più di trent'anni Rubei aveva legato il suo nome al club di jazz da lui fondato e diretto, l'Alexanderplatz, fulcro storico di tutti i musicisti romani ed internazionali che hanno, dal 1984, data della sua apertura, calcato il piccolo e infuocato palco del locale di via Ostia. Sono nomi giganteschi: Chet Baker, Chick Corea, Wynton Marsalis, Ray Brown, Michel Petrucciani, e i nostri Stefano Di Battista, Roberto Gatto, Danilo Rea, e tantissimi altri di stesso prestigio.

Poi l'estate quel palco infuocato si trasferiva in grande nella splendida e verde cornice di Villa Celimontana, sempre con l'attenta direzione artistica di Rubei e dove, tra un drink e un piatto tipico, potevi ascoltare musicisti del calibro dei Manhattan Tranfer o di Michael Brecker.

L'impegno per il Jazz di Giampiero non si fermava mai. Fu direttore artistico anche della Casa del Jazz, la lussuosa e famosa villa di fronte alle mura aureliane che fu di propietà del "ragioniere" della banda della magliana, Enrico Nicoletti, e che dopo il sequestro, per volere della giunta Veltroni, divenne appunto la Casa del Jazz.

Persone come Rubei sono rare, purtroppo, perché hanno dato vita a progetti difficili come quello di investire sul jazz e sui musicisti che suonano questo genere musicale, bellissimo e unico, particolare e certamente non di facile cassetta.

Giampiero ebbe oltretutto l'intelligenza di raccogliere il testimone di un altro grande attivista jazz, Pepito Pignatelli, il Principe batterista che per anni aveva diretto un altro locale storico romano, il Music Inn di Largo dei Fiorentini, per il quale anche lui si dannò anima e corpo come fece Giampiero con il suo.

Sapevo che l'Alexanderplatz aveva avuto tanti problemi economici, che era stato chiuso e poi, grazie al figlio di Giampiero e ad alcuni aiuti, riaperto. Ma le difficoltà sono continuate, purtroppo, ed ora la morte del "patron" Rubei a sancire la fine di un'epoca straordinaria e irripetibile per il jazz romano e italiano.

lunedì 16 marzo 2015

Il Guardiano del Faro presidente Siae e approdo degli Autori


di Piero Montanari

Come sappiamo da qualche settimana la Siae, Società Italiana degli Autori ed Editori, è senza presidente, dopo le dimissioni inderogabili di Gino Paoli, rassegnate a seguito delle spiacevoli e ben note vicende finanziarie che lo hanno colpito e dalle quali, ci auguriamo, possa dimostrare la sua estraneità.

Il 19 marzo in Siae si riunirà il Consiglio di Sorveglianza che avrà l'incarico, attraverso i suoi 34 consiglieri, di eleggere il prossimo presidente, scegliendolo tra i cinque componenti dell'altro consiglio, quello di Gestione, dopo l'uscita di Paoli e l'ingresso di Andrea Purgatori, proveniente a sua volta dal consiglio di sorveglianza.

La delicatezza del momento che sta attraversando la Siae, che presto dovrà recepire la direttiva europea 2014/26 che di fatto obbliga gli stati membri dell'UE a porre fine allo stato di monopolio che permette la concorrenza internazionale sulla gestione del diritto d'autore, imporrebbe la scelta di un presidente davvero super partes, che possa essere in grado di dare alla Società una veste più "moderna" e veloce, deburocratizzata ed informatizzata al massimo, per sostenere il confronto con una futura concorrenza che sappiamo agguerrita e pronta a tutto pur di associare proseliti.

Una nutrita e autorevole compagine di associazioni musicali, composta da autori, editori, scrittori dj, produttori musicali e quant'altro, ha indicato il M° Federico Monti Arduini come il candidato ideale per assumere questa presidenza Siae, in virtù delle sue qualità umane ed artistiche, e per l'esperienza straordinaria che lo contraddistingue, sia come autore che come editore, e che potrebbe portare come fondamentale contributo nella Società, per affrontare le prossime sfide di mercato.

La Siae ha bisogno di una presidenza che sia veramente sopra le parti, che sappia ricucire il rapporto con la base, sempre conflittuale e difficile per i tanti motivi che abbiamo spesso denunciato anche su queste pagine. Una presidenza, quindi, che sappia mettere insieme autori "ricchi" e meno importanti, piccoli e grandi editori, realtà diverse tra loro in una coesistenza semplificata da leggi corrette e sicuramente ecumeniche.

Si fa presto ad enunciare slogan come "la Siae è di tutti", ma sappiamo che la realtà è ben diversa e quindi, uniti come poche volte è accaduto nella storia delle associazioni degli Autori ed Editori, confidiamo nell'elezione di Federico Monti Arduini alla presidenza e - ci sia perdonata la facile battuta - come prossimo "faro guida" della Siae.

mercoledì 11 marzo 2015

Un'intervista attualissima di qualche anno fa...

Cultura e Spettacoli » Cinema» Cronaca Cinema

Colonne sonore: i premi alle musiche? "Sono un contentino" 

Il rapporto tra regista e musicista nella realizzazione di un brano e la poca attenzione della critica per le note dietro la celluloide. Piero Montanari, spesso "i compositori hanno un ruolo importante nel successo di un film". 

» Cronaca CinemaVito Tripi - 02/09/2009
Fonte: dal web 
Sergio Leone ed Ennio Morricone, Roberto Benigni e Nicola Piovani, George Lucas John Williams; da sempre il connubio artistico tra registi e compositori per la scelta e lo sviluppo di una buona colonna sonora decreta, spesso, il successo di un film.

Per cercare di capire cosa accade quandoregista e compositore si incontrano nel mondo di note dietro la celluloide, abbiamo parlato Piero Montanari, musicista è compositore che ha lavorato per il cinema, la televisione e il teatro al fianco di grandi artisti come Renato Rascel, Umebrto Lenzi, Claudio Baglioni, Antonello Venditti, Gigi Proietti e Wilma Goich. 

Piero, quali è la differenza nel pensare e comporre musica per il grande e piccolo schermo?"In realtà non ci dovrebbe essere differenza tra le due cose. Ho fatto musiche sia per sceneggiati per le prime serate di Rai1 e sia per i film per il cinema, come sai. L'unica cosa che ho sempre considerato è stata che il cinema per la televisione 'passa' una volta, magari viene replicato e finisce. Il film per le sale, anche se non di eccelsa qualità, ha una vita più lunga e poi, il più delle volte, finisce per essere pubblicato in Dvd ed essere riconsiderato a posteriori. Forse questo fatto un pò mi ha condizionato".

Il compositore Piero MontanariTu hai lavorato con due registi diversissimi tra di loro, Umberto Lenzi e Joe D'Amato, il tuo lavoro di compositore ha risentito delle loro personalità?"D'Amato e Lenzi sono due registi ognuno con la sua spiccata personalità, ma ambedue uniti da un modo fare cinema molto artigianale, con budget perlopiù bassi e l'intento di fare cassetta e non arte. La loro riscoperta postuma (Lenzi è ancora vivo e D'Amato è morto nel 1999) fa parte di una cultura in auge da qualche anno, che ha recuperato un cinema di serie B definendolo 'autorale', malgrado gli stessi intenti di chi lo realizzava, che tutto pensava meno di fare del cinema d'autore. 
Debbo dire che le mie collaborazioni con loro sono state simili da un punto di vista artistico. Con Aristide (Massaccesi-D'Amato) c'era un forte rapporto d'amicizia e di simpatia e la collaborazione è stata più intensa (oltre 40 film) e più articolata".

Attori, musicisti, registi non è mancato nulla nella tua carriera. Con quale tipologia artistica ti sei trovato meglio?"Con Aristide ho lavorato sempre piacevolmente. Per la televisione sicuramente Giancarlo Governi con il quale ho realizzato e realizzo ancora programmi di grande interesse culturale e spettacolare. Da un pò di tempo facciamo insieme 'Ritratti' per la Rai e la nostra collaborazione, diventata vera amicizia, dura da oltre trent'anni. Tra gli artisti con cui ho suonato, sicuramente Claudio Baglioni con il quale, pur senza più collaborare, sono ancora in amicizia. Ricordo con affetto anche Rino Gaetano a cui ho prodotto il primo disco insieme a Venditti. E poi Gigi Proietti e molti altri. C'è stato sicuramente qualcuno con cui sono stato male e con il quale il rapporto non ha funzionato, ma preferisco ricordare i...buoni".

Secondo te le musiche nei film vengono valutate abbastanza sia da critici e spettatori?"Ricordo sempre una frase che mi disse un collega 'Ti accorgi che la musica in un film funziona quando non ti accorgi della musica'. In realtà è un paradosso che però ha la sua forte verità. La critica ha sempre parlato poco della musica da film, forse in virtù del paradosso che ti ho citato. Spesso, nelle premiazioni cinematografiche, viene dato un premio alla musica di un film come contentino. 
Certo, vincere un Oscar come Piovani per 'La vita è bella' di Benigni deve esser stato un bel contentino, però, spesso, le giurie dei premi a la critica ragionano così. I grandi autori di colonne sonore come John Williams o Hans Zimmer, piuttosto che Morricone o Mancini hanno una parte importantissima nel successo di un film! E sono gli stessi spettatori, ormai cresciuti, a decretarlo".

Quale è stata la musica della quale sei più soddisfatto? "La musica più 'mia' in realtà è una sigla scherzosa che ho realizzato per i programmi televisivi su Totò. Si chiama 'Totò Rap' e l'ho creata nel 1993, quando si iniziava da poco a parlare di questa nuova tendenza musicale che proveniva dai ghetti neri delle grandi città americane, il 'rap' appunto. 

Come ti è venuta l'idea?"Semplicemente pensando a Totò come ballerino di 'break dance', con i suoi movimenti disarticolati, da marionetta. Misi insieme in una sorta di 'patchwork' gli epiteti famosi di Totò e ci costruii sopra una ritmica cercando, con i primi campionatori e computer, di mandarli a tempo. Fu un'impresa lunga e difficoltosa, data la scarsità di tecnologia, ma il risultato fu sorprendente. 

Quale musica, invece, avresti voluto comporre?
"Sicuramente la colonna sonora di 'C'era una volta in America' di Ennio Morricone, il cui 'leit motive' è straordinariamente struggente e mi commuove".

In ultimo, un tuo giudizio sul cinema italiano:"Grazie anche ad una schiera di nuovi autori, talenti veri che hanno avuto anche la forza delle loro idee, cercando contributi da ogni parte, il cinema italiano sta avendo una rinascita insperata. Si vedono sempre più piacevolmente sale piene di titoli italiani. Questo significa circolazione di idee e possibilità per più autori di affermarle. I produttori (sia le tv che i privati o le banche) hanno meno timore di perdere soldi e, confortati da una serie di successi, rischiano di più. E questa tendenza dovrà essere sempre al rialzo perchè la Cultura e quindi il Cinema rappresentano la vera civiltà di un paese".

lunedì 9 marzo 2015

Da Fazio appare Madonna


Madonna da Fabio Fazio
Madonna da Fabio Fazio


di Piero Montanari
 


Abbiamo finalmente assistito all'apparizione tanto attesa di Madonna a "Che tempo che fa", annunciata come lo scoop più importante della Rai degli ultimi anni e preceduta da un tam tam mediatico degno di un reale d'Inghilterra. 

In realtà, essendo l'intervento registrato, sappiamo che poi la pop star è volata subito in Francia per partecipare a Canal Plus, dove, ha mimato una masturbazione con un vignettista di Charlie Hebdo col quale dialogava, che a sua volta, provocato da Madonna, ha mostrato le putende, subito oscurate per nostra fortuna. 

Da Fazio l'atmosfera è stata di sicuro meno pornografica (conosciamo l'atteggiamento fintamente moralista del conduttore), riscaldata da due calici di Sassicaia da 150 euro e dalla bella interpretazione dal vivo (musicisti dietro che fingevano di suonare e lei a cantare sulle basi) di due brani, Devil Pray e Ghosttown, che fanno parte del suo nuovo disco, Rebel Heart, del quale sta facendo la promozione europea. 

L'intervista, ovviamente concordata con la cantante, è andata via via scorrendo tra banalita del tipo. "La prima cosa che volevo fare era sedermi e scrivere canzoni che avrei potuto suonare con la chitarra e cantare da sola", o sulla droga: "Non bisogna farsi prendere in giro: l'idea che le droghe possano farci sentire bene è un'illusione. Se diventiamo schiavi della droga, ci faremo solo del male", per concludere su sé stessa: "In me ci sono due lati, quello ribelle e quello romantico che crede nell'amore vero". Poi Fazio, ha pensato bene di interromperla al che lei lo ha zittito piccata dicendogli: "Sto ancora parlando". 

Insomma, se togliamo il fatto che, dopo Michael Jackson, lei è l'icona pop più forte del mondo, che è venuta con un seguito di 58 persone e volo privato, che ha alloggiato nella suite Palazzo Parigi a Brera, che il suo camerino è stato coperto completamente per rendere il colore della stanza omogeneo a favore del trucco, che c'erano bollitori di te dappertutto e deumidificatori, nonché casse di Red Bull e Coca Cola a iosa, della fugace apparizione della 57enne mitica star del pop in Rai rimane ben poco, se non, immaginiamo, i salatissimi conti da pagare da Rai, di certo, come sempre dice Fazio e noi ci auguriamo, coperti dagli sponso

Roma, nono pareggio, sarà meglio parlare di crisi




di Piero Montanari
 

Dopo l'ennesimo pareggio col Chievo Verona, per la Roma sarà bene parlare ufficialmente di crisi: è crisi di risultati, 8 pareggi su 9 partite giocate, è crisi di gioco, che era la cosa più spettacolare che la Roma dello scorso anno e della prima parte del campionato sapeva proporre, con i suoi giocatori veloci, tecnici e fisici.

Ma sembra essere anche crisi di rapporti all'interno dello stesso gruppo nella sua totalità: tra giocatori, che non si trovano più come un tempo, tra giocatori e tecnico, che dopo aver messo la 'chiesa al centro del villaggio', non ne azzecca più una; tra tecnico, dirigenza e proprietà, la cui assenza è sempre più avvertita come una grave lacuna per questo gruppo che avrebbe bisogno di certezze e invece si sta smarrendo.

A gennaio scorso la differenza tra la Juventus e la Roma era di un solo punto, oggi, dopo l' inquietante - così definito dallo stesso Garcia - pareggio numero 8, i punti di distacco dalla capolista potrebbero essere undici, col campionato non chiuso solo per rispettare la matematica.

Sarà bene, anzi meglio, a questo punto della storia, non cercare facili alibi o capri espiatori, né tantomento, raccontarsi che la crisi di questa squadra non esiste. Il chiacchiericcio sulle responsabilità tra tifosi, giornalisti e addetti ai lavori è pericolosamente iniziato, e sappiamo quanto tutto questo non porti a nulla di buono, se non ad alimentare il malessere che tutto il popolo giallorosso avverte e vive con forte emotività, per l'amore che nutre verso la sua Roma, dopo il fallimento degli importanti obiettivi prefissati all'inizio del campionato.

E' invece il momento di non abbandonarsi in sterili analisi e cacce ai responsabili, bensì individuare con il lavoro e l'umiltà che serve in questi casi, il significato che suggerisce la parola "crisi" nella lingua e nella cultura cinese: uno è "attenzione, pericolo", ma l'altro, ben più rilevante, è "opportunità".

Premio alla Cultura

PREMI SPECIALI

A BENEMERITI DELLA CULTURA

(Trofeo di Cristallo e Medaglia d’oro del Presidente dell’Ass. Cult. “P. Raffaele Melis O.M.V.”)

Musicista Regista Maestro PIERO MONTANARI
Roma

Premio “Francesco Di Lella”

“Per avere contribuito con la musica e la regia all’evoluzione ed all’affermazione di attori e cantanti di chiara fama nazionale ed internazionale, lasciando un segno vivo nel panorama cinematografico e musicale italiano, senza mai desistere anche in un periodo così difficile ed arduo come l’attuale.”

Firmato Augusto Giordano, Getulio Baldazzi, P.Ezio Bergamo, Rita Tolomeo, Maurizio Pallottí, Domenico Di Lella, Maria Fichera, Gianni Farina, Rita Pietrantoni, Paola Pietrantoni, Domenico Gilio.

Il premio sarà conferito il 13 giugno 2010 alle ore 16 al teatro S. Luca, in via Lorenzo da' Ceri 136 - Roma.

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!
Finalmente nelle librerie "L&H:2 Teste senza cervello", libro e Dvd con la summa delle puntate migliori e, udite udite, dialoghi ANCHE IN ORIGINALE . Lo abbiamo presentato da MelBookStore il 30 giugno 09. C'era Italo Moscati, persona di straordinaria cultura e spessore umano. Con quella di Giancarlo le due 'memorie' si intersecavano a meraviglia! Due teste con parecchio cervello...SE TI INTERESSA COMPRARLO, CLICCA SULL'IMMAGINE!

Al Parco di S. Sebastiano

Al Parco di S. Sebastiano
Con Guido De Maria e Giancarlo Governi, i padri di SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!
Talk Show con Giancalo e Guido al "Roma Vintage Festival", 16 giugno 2009 dedicato allo storico programma Rai

Celebriamo Gabriella Ferri

Celebriamo Gabriella Ferri
Con Giancarlo

...e Rino Gaetano

...e Rino Gaetano
Con Giancarlo

...ancora Rino

...ancora Rino

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo
In omaggio a Rino, quella sera ho cantato "I love you Maryanna", primo disco di Rino, prodotto da me e da Antonello Venditti nel 1973. Con Rino feci un tour nel 1979. Alla batteria c'era Massimo Buzzi, alle chitarre Nanni Civitenga e Rino e io al basso. Il 'road manager' era Franco Pontecorvi che oggi vive come me sui Castelli Romani e vende occhiali.

Serata Supergulp

Serata Supergulp
Venerdì 17 luglio '09 al Parco S. Sebastiano (Caracalla) all'interno di Roma Vintage, verrà ripetuta la serata dedicata alla genesi del mitico programma televivivo. Parteciperanno Giancarlo Governi, Guido De Maria e Piero Montanari (me stesso...). Appassionati intervenite!

Un giovane promettente...

Un giovane promettente...
Luca, il giorno che si è vestito bene per il suo saggio di pianoforte. Sarà pur vero che "ogni scarrafone è bello a mamma soia", ma ci saranno pure degli scarrafoni universalmente belli, o no?

Maggio 2008: un piacevole incontro

Maggio 2008: un piacevole  incontro
Dopo più di vent'anni ho rivisto l'amico Giorgio Ariani, grande attore e voce ufficiale Italiana di Oliver Hardy (Ollio). Nel 1985 realizzammo la sigla di "2 Teste senza cervello" e Giorgio, con Enzo Garinei (Stanlio) doppiò una marea di film della coppia per i quali realizzai le musiche.

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"
A Capalbio (Gr.) c'è un posto magico da visitare, con opere d'arte tra ulivi e macchia mediterranea, opera dell'architetta Niky De St. Phalle che ha realizzato in 20 anni un percorso di magnifiche statue ispirate ai Tarocchi, le magiche carte che predicono il futuro...Dato il suo nome, è meta di "sole" e personaggi cosiddetti " taroccati". Wanna Marchi e sua figlia sono state spesso viste aggirarsi tra le magnifiche statue!

Diana Nemi 2007/2008

Diana Nemi 2007/2008
Da sx alto: Samuele, Emanuele, Federico R., Lorenzo, Matteo, Edoardo, il Mister Eugenio Elisei. Sotto:Simone, Luca, Daniele, Valerio, Riccardo, Federico C.

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini
Col mio "idolo" calcistico di ieri

Luca e Francesco Totti

Luca e Francesco Totti
Col suo "idolo" calcistico di oggi

Luca Montanari

Luca Montanari
Il calciatore. Questa stagione, la prima di campionato con i pulcini della "Diana Nemi", è capocannoniere. Ha messo a segno ben 43 reti e tutte senza rigori, ma ventidue su calci piazzati!

Luca Montanari

Luca Montanari
Nel momento della premiazione

Daniele Serafini

Daniele Serafini
La premiazione

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07
Da sx della foto: Samuele, Matteo, Riccardo,Federico, Wulnet, Carlo, Luca, Daniele. Seduto con il pallone, una vera pestilenza, Federico Rosselli. Dobbiamo dire grazie alla pazienza infinita del Mister Eugenio Elisei, che più volte ha pensato di mollare la squadra e dedicarsi alle missioni in Angola - E' meno faticoso - mi ha detto, disperato, alla fine di un allenamento.

Allenamenti anno 2007-2008

Allenamenti anno 2007-2008
Il mio secondo figlio unico...

Matteo Montanari

Matteo Montanari
Il mio primo figlio unico...

Ado e Sania Montanari

Ado e Sania Montanari
The Peter's Sisters

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952
Memmo Montanari (primo a dx nella foto) con i suoi tifosi in una trasferta della Roma. La foto è stata scattata al ritorno da Verona il 22 giugno 1951. Solo dopo quella partita la Roma ebbe la certezza di tornare in serie A

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.
Mio padre, che si diceva fosse danaroso, quando morì era povero. Qualcuno nel nostro quartiere Celio racconta ancora che comprava i giocatori alla Roma...

Mio padre al centro dei vip della Roma

Mio padre al centro dei vip della Roma
Ricordo questa foto da sempre. Quella che avevamo in casa aveva un ritocco fatto a mano da non so chi (forse mio padre stesso). Il "pittore" aveva dipinto a tutti pantaloncini da calcio e gambe nude! In quel periodo glorioso nasce il giornale "Il Giallorosso" che contribuì attivamente alla ricostruzione della Roma. Fu fondato da mio padre, Angelo Meschini (capi storici di allora del tifo romanista) e dai fratelli Mario e Peppino Catena (soci della Roma) con la collaborazione dell'avvocato Alberto Saccà, con cui mio padre, nei miei ricordi da piccolo, aveva rapporti conflittuali.

Il Giallorosso

Il Giallorosso
Testata del giornale dei tifosi della Roma fondato da mio padre nel 1952. Ero piccolino e ricordo quel giorno che mi fece vedere le bozze...ricordo la finestra della mia camera sulla Piazza, al civico 4, ed il Colosseo davanti.

Pop & Jazz History

Pop & Jazz History
Sonorizzazione

1970 Pop Maniacs

1970 Pop Maniacs
Qui ci sono anche le musiche di Spyderman e i Fantastici Quattro che feci nel 1977 per Supergulp!

Il Pianeta Totò

Il Pianeta Totò
Fotogramma della sigla di Mario Sasso per la prima trasmissione di Rai 2 sul grande attore. Gli occhi di Totò si muovevano a tempo con una mia tarantella che si trasformava via via in rock sulle note di Malafemmena.

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Logo originale della trasmissione

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Un fotogramma della sigla di "Due teste senza cervello". Ci lavorò a lungo il videoartista Mario Sasso, alla SBP di Roma, con Virginia Arati che dipingeva elettronicamente 'frame by frame', con un computer costosissimo della Quantel che si chiamava appunto Paintbox. Credo che questa sigla sia stata la prima in Tv ad essere realizzata con questa straordinaria tecnica.

Il mio recording studio

Il mio recording studio
La regia

studio

studio
La sala di ripresa

studio

studio
la regia

studio

studio
La regia

Il ritorno di Ribot 1991

Il ritorno di Ribot 1991
Uno sceneggiato interpretato dal grande cantante e attore franco-armeno Charles Aznavour e Delia Boccardo, diretto da Pino Passalacqua per Rai1 e Antenne2 con la colonna sonora composta da me.

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1
Alessandra Martinez, protagonista del film in due puntate con la mia colonna sonora.

Le Gorille

Le Gorille
Serie TV franco anglo italiana che riprende dei film del 1957-58 con Lino Ventura. Il personaggio è Geo Paquet, agente segreto francese, Di questa serie ho musicato 2 episodi, per la regia di Maurizio Lucidi e Duccio Tessari

Top model

Top model
Film con D'Amato

Top model

Top model
Stesso film uscito in Grecia

Top girl

Top girl
Film sequel di D'Amato. Beh, dopo tutte ste top, non poteva mancare la girl!

High finance woman

High finance woman
Altro film di D'Amato con le mie musiche