Un'intervista in inglese, completa di esempi di gran parte della mia produzione musicale, realizzata da Christopher Snow, con una pazienza davvero certosina che io non ho mai avuto e per questo lo ringrazio.
http://the6thdimension.com/2014/02/06/interview-bassist-piero-montanari-on-making-ulysses-2009-with-stefano-torossi-and-his-classic-70s-library-tracks-on-flipper-psychout-2010-and-scoctopus-1997/
Musicista, bassista, compositore, autore di musiche per il cinema e la televisione, produttore discografico ed editore con VIVAVOCE MUSIC. Ha suonato con i più grandi artisti della scena pop e jazz: LITTLE TONY, ZERO, BAGLIONI, DE GREGORI, GAETANO, DANIELE, ARBORE, CONTE, MINGHI, CAPUTO, GRAZIANI, MUSSOLINI, T.SCOTT e moltissimi altri. Un po' di storia di ieri e di oggi tra arte, musica e spettacolo.
domenica 31 agosto 2014
sabato 2 agosto 2014
Da giallorosso e di vero cuore: grazie Lotito!
di Piero Montanari
Lotito resisti! Lotito tutta la vita, Tare uno di noi! Si è scatenato il consenso dei tifosi della Roma alla notizia - ferale per la Lazio - dell'acquisizione dell'ormai ex difensore del Cagliari Davide Astori, classe 1987 (7 presenze e 1 gol con la Nazionale) da parte della Roma. Un colpo messo a segno dal direttore sportivo giallorosso Walter Sabatini, anni 59, grande fumatore ma soprattutto grande vendicatore dei tifosi romanisti, dopo un anno e due mesi dalla vittoria da parte laziale sui cugini di città, della Coppa Italia.
Astori è un bravo giocatore di 27 anni, che interessava Juve e Milan e tantissimo la Lazio: però verrà alla Roma per 2,6 milioni di prestito annuali e 5,4 milioni di riscatto del suo cartellino e, quasi certamente, farà il "panchinaro" perché sopravanzato da giocatori in rosa più forti di lui. Ma non è questo il punto. E' uno straordinario gesto di vendetta di Sabatini che in due ore l'ha preso, mentre Lotito e Tare , con la Lazio molto debole in difesa, lo hanno corteggiato per quasi due mesi, raccontando ai propri tifosi che il difensore era ormai biancoceleste al 100%, mentre lesinavano sul contratto per poche centinaia di migliaia di euro, tantissimi per noi ma non per questo calcio, e di certo troppi per Lotito.
La perdita della "faccia" del presidente della Lazio in conseguenza a questo smacco sembra ormai insanabile. Nulla potrà più ricucire lo strappo con i tifosi, neanche l'arrivo in squadra di Neymar, con un orizzonte denso di nuvole nere davanti a lui.
Se la vendetta è un piatto che si serve freddo, quello di Sabatini per Lotito è stato certamente ghiacciato al punto giusto. La fine del presidente biancoceleste alla guida della Lazio, abbandonata all'imperizia di yesmen e alla cieca autorità di Lotito, sembra segnata, anche se vengono promessi nuovi arrivi sostitutivi importanti per la squadra.
Sembra che a Lotito interessi quasi esclusivamente la candidatura di Tavecchio alla presidenza della Federcalcio e la sua vice-presidenza. Ma ai tifosi, furiosi per l'ultimo ulteriore smacco, interessa invece trattare la resa senza condizioni del presidente, e valutare con attesa febbrile il tempo residuo perché dica finalmente addio alla Lazio.
Lotito viene accusato di aver infranto i loro ultimi barlumi di futuri sogni calcistici, in quella che sembra una sconfitta insopportabile per i sostenitori dell'antica Società romana, nata nel 1900 e passione sincera di tanti sostenitori.
lunedì 21 luglio 2014
La vendetta di Sabatini nei confronti di Lotito
di Piero Montanari
La crisi che si è consumata in queste ultime ore tra la Juventus ed il suo ormai ex allenatore pluripalmato Antonio Conte, e conclusa con un divorzio drammatico tra le parti, ha gettato i tifosi del club torinese nel più tragico degli sconforti, apice raggiunto alla notizia che il posto di Conte sarebbe stato occupato da Allegri, una bravo allenatore sempre in bilico tra fascia media e fascia alta che, con la vittoria di uno scudetto e una Supercoppa Italiana col Milan (cosa non Ada poco, comunque) mantiene alta la sua rendita di giudizio ma, come si dice a Roma, "Allegri a Conte je spiccia casa", per dire che la differenza e la diffidenza sono enormi.
In tutto ciò, tra i due litiganti, se ne avvantaggia la Roma, diretta concorrente con la Juventus per la vittoria finale dello scorso campionato, che sta facendo una campagna acquisti strepitosa e ricchissima di giocatori di valore, grazie al direttore sportivo Walter Sabatini che sembra non sbagliare un colpo. L'ultimo, che probabilmente ha segnato il divorzio di cui sopra, è stato quello dell'acquisto di Juan Manuel Iturbe, alter ego di fascia di Gervinho, sottratto al club torinese con una mossa da campione dal super d. s. Roma (ex Lazio) che ha bloccato Iturbe e famiglia mentre stavano salendo sull'aereo per Torino, convinto di andarsi a presentare in sede bianconera per prendere servizio, ed invece, per 28, 5 milioni di euro (spesa superata per i giallorossi solo dall'ingaggio di Gabriel Batistuta, 32,5 milioni, ed eguagliata per Cassano nel 2001) ed un soggiorno temporaneo nella bella oasi dell'Hotel Parco dei Principi, il prossimo anno indosserà la maglia della Roma.
La "Magica", come da sempre sostengono i suoi tifosi, vince il campionato ad agosto, e gli sfottò dei laziali lo ricordano ogni volta che si parte per un nuovo anno. Ma stavolta la vendetta sportiva dell'ex laziale Sabatini nei confronti del presidente Lotito potrebbe davvero consumarsi, perché la Lazio, che il 26 maggio 2013 strappò dalle mani della Roma una Coppa Italia che sembrava ormai giallorossa, sta facendo una campagna acquisti davvero deludente, almeno a giudicare dai nomi certi, tra parametri zero che pochi conoscono, a giocatori di fascia medio bassa. Anche se Lotito, invece, è prodigo di proclami deliranti. E ogni giorno ne fa uno, per tentare di ricucire lo strappo drammatico con i tifosi laziali, che lo vorrebbero impalare nel pennone più alto dello stadio Olimpico e fargli cedere finalmente la Società che loro considerano ostaggio del presidente, in un braccio di ferro che, a memoria, non s'era mai visto. La campagna abbonamenti che non è mai cominciata e i proclami quotidiani di Lotito, il quale sembra vivere in un mondo fortemente autistico tutto suo, e non tener conto di nessun suggerimento sulla comunicazione con la sua base, è diventata una sorta di pantomima che sta raggiungendo vette alte della commedia dell'Arte.
Cose aliene dalla realtà, del tipo: "Sono consapevole che vi siano stati anche dei momenti deludenti, per i quali sono pronto ad assumermi la piena responsabilità. Non ho alcuna intenzione di nascondermi: ora è giunto il momento di gettare il cuore oltre l'ostacolo e tornare a sostenere i nostri ragazzi. C'è la volontà di ripartire, facciamolo insieme coinvolgendo tutti: la Curva Sud, la Curva Nord, i Distinti, la Tribuna Tevere - punto aggregazione e di riferimento per le famiglie - la Monte Mario, auspicando inoltre che la Tribuna d'onore torni ad essere luogo di riferimento delle eccellenze della lazialità".
Ma con quali giocatori fare ciò? E Sabatini gongola, insieme ai romanisti. Forse stavolta, con la Juve che sembra fuori gioco e Napoli permettendo, il campionato la Roma non lo vincerà solo ad agosto.
Ecco, ci sono cascato anch'io.
martedì 17 giugno 2014
Il delitto di Motta e il sonno della ragione
di Piero Montanari
Il caso efferato del delitto di Motta Visconti, ennesimo atto di violenza domestica con le conseguenze peggiori che si possano immaginare, si inserisce sicuramente tra i più drammatici eventi di cronaca degli ultimi anni. Penso alla strage di Erba, dove due sciagurati, per dissapori condominiali, sterminano due famiglie, compreso un bambino di pochi mesi. O al delitto di Cogne, dove il piccolo Simone viene macellato dalla madre che poi dimentica tutto, o a quello di Sarah Scazzi, strangolata e poi gettata in un pozzo come uno straccio per lavare in terra. Delitti assurti agli onori della cronaca nera non senza che la stessa indulgesse sui fatti e li spettacolarizzasse in maniera esasperante e talvolta odiosa.
Oggi purtroppo leggiamo che un padre, in una tranquilla cittadina alle porte di Milano, ha ucciso la moglie e i suoi due bambini con un coltellaccio da cucina solo perché li considerava d'impaccio tra lui e l'amore per un'altra donna. Poi, come se nulla fosse successo, si fa una doccia e va a tifare per la Nazionale con gli amici al bar.
Storie come queste evocano dentro gli animi di chi le legge i fantasmi più neri, e i peggiori sentimenti di rappresaglia e di odio, per l'autore di un fatto così agghiacciante come lo sterminio della propria famiglia, dei propri figli, da parte di chi, nella vita, dovrebbe piuttosto difenderli e prendersene cura.
Si sente invocare da molti, per lo sciagurato assassino, la pena di morte, che per altro nel nostro paese sappiamo non praticata piu da molto tempo, per fortuna. Ma invocare la pena di morte per questo atroce delitto non serve, se non a canalizzare malamente la rabbia e l'impotenza che ognuno di noi sente crescere dentro, momenti difficili nei quali il nostro stesso senso di umanità viene messo a dura prova.
Ma fare una riflessione sull'anestesia dei sentimenti davanti all'atrocità di fatti come quello di Motta Visconti, è obbligo morale di tutti noi, che siamo figli e genitori, padri e mariti. Interrogarci su questo sonno della ragione è esercizio che tutti noi dobbiamo compiere più spesso, preferibilmente senza attendere drammatiche vicende di cronaca che non possiamo, come spesso facciamo, ricondurre banalmente a meri atti dettati della follia umana.
Oggi purtroppo leggiamo che un padre, in una tranquilla cittadina alle porte di Milano, ha ucciso la moglie e i suoi due bambini con un coltellaccio da cucina solo perché li considerava d'impaccio tra lui e l'amore per un'altra donna. Poi, come se nulla fosse successo, si fa una doccia e va a tifare per la Nazionale con gli amici al bar.
Storie come queste evocano dentro gli animi di chi le legge i fantasmi più neri, e i peggiori sentimenti di rappresaglia e di odio, per l'autore di un fatto così agghiacciante come lo sterminio della propria famiglia, dei propri figli, da parte di chi, nella vita, dovrebbe piuttosto difenderli e prendersene cura.
Si sente invocare da molti, per lo sciagurato assassino, la pena di morte, che per altro nel nostro paese sappiamo non praticata piu da molto tempo, per fortuna. Ma invocare la pena di morte per questo atroce delitto non serve, se non a canalizzare malamente la rabbia e l'impotenza che ognuno di noi sente crescere dentro, momenti difficili nei quali il nostro stesso senso di umanità viene messo a dura prova.
Ma fare una riflessione sull'anestesia dei sentimenti davanti all'atrocità di fatti come quello di Motta Visconti, è obbligo morale di tutti noi, che siamo figli e genitori, padri e mariti. Interrogarci su questo sonno della ragione è esercizio che tutti noi dobbiamo compiere più spesso, preferibilmente senza attendere drammatiche vicende di cronaca che non possiamo, come spesso facciamo, ricondurre banalmente a meri atti dettati della follia umana.
sabato 7 giugno 2014
Di Bartolomei, c'era solo un capitano
di Piero Montanari
Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
(da "La leva calcistica della classe '68" di Francesco De Gregori, dedicata ad Agostino Di Bartolomei).
E Nino - Agostino, quel maledetto giorno del 30 maggio di vent'anni fa, chissà se ebbe paura di sbagliare la mira e mancare il suo cuore di uomo e calciatore generoso, quando impugnò la sua Smith & Wesson calibro 38 e mise fine alla sua vita. Di certo il pensiero gli corse al suo giovane figlio Luca, alla sua adorata moglie, ma il dolore, il male di vivere, insopportabile come un macigno sul petto, gli diede il coraggio di premere quel dannato grilletto.
E così che a soli 39 anni pose fine alla sua vita l'amatissimo capitano dell'A.S. Roma Agostino Di Bartolomei, uno scudetto e tre Coppe Italia vinte, ma anche una drammatica finale di Coppa dei Campioni persa nel suo stadio, davanti ai suoi tifosi, contro il Liverpool, proprio dieci anni prima di uccidersi, lo stesso maledetto giorno.
Di certo quella finale mancata, l'unica che la Roma giocò nella sua storia, deve aver pesato nella testa di quel ragazzo, cresciuto calcisticamente al campo OMI, vicino al quartiere periferico di Tor Marancia a Roma, dov'era nato. Agostino entrò poi nelle giovanili della Roma e fece l'esordio in prima squadra nella stagione 1972-1973, a poco più di diciotto anni contro l'Inter, a Milano, sotto la direzione tecnica di Manlio Scopigno.
Il ragazzo era bravo e taciturno, corretto e gran lavoratore e presto si guadagnò la stima e il rispetto di tutti, anche dei suoi avversari, tanto da collezionare in carriera un solo cartellino rosso, per altro, quella volta, in comproprietà con lo juventino Pietro Paolo Virdis. Divenne capitano della Roma alla fine degli anni '70 e lo rimase fino al giorno in cui la società non lo cedette, sotto l'egida del d.t. Sven Goran Eriksson. Dopo Milan e Cesena, finì nella Salernitana e fu forte il suo apporto di grande professionista alla squadra, tanto da farle raggiungere, dopo 23 anni di assenza, la serie B.
Ma è l'uomo che ci interessa, tormentato dalla tristezza della fine della sua carriera, con i riflettori che inevitabilmente si spensero sulla sua stella. A queste persone fragili basta poco, molto poco per andare in pezzi. Qualcuno disse che aveva problemi economici, altri dissero che Agostino si uccise perchè dimenticato dal mondo del calcio, qualcuno cercò anche di farlo passare per delinquente, criticando il fatto che girasse con una pistola. Nessuno ha capito veramente di cosa soffrisse Agostino. La depressione è un male semisconosciuto oggi, figuriamoci vent'anni fa, quando solo parlarne era un tabù.
Non ricordo chi lo disse, ma le persone che arrivano alla fama e al successo hanno bisogno più di altri di attenzione ed affetto, quando fama successo svaniscono, anche se sembra un paradosso. Proprio loro, che anno avuto tanto, tutto dalla vita, diventano fragili e più a rischio di tutti, come Nino-Agostino, che però non ebbe paura, quella mattina del 30 maggio 1994 a Castellabate, di tirare quell'ultimo, preciso, tragico calcio di rigore.
(da "La leva calcistica della classe '68" di Francesco De Gregori, dedicata ad Agostino Di Bartolomei).
E Nino - Agostino, quel maledetto giorno del 30 maggio di vent'anni fa, chissà se ebbe paura di sbagliare la mira e mancare il suo cuore di uomo e calciatore generoso, quando impugnò la sua Smith & Wesson calibro 38 e mise fine alla sua vita. Di certo il pensiero gli corse al suo giovane figlio Luca, alla sua adorata moglie, ma il dolore, il male di vivere, insopportabile come un macigno sul petto, gli diede il coraggio di premere quel dannato grilletto.
E così che a soli 39 anni pose fine alla sua vita l'amatissimo capitano dell'A.S. Roma Agostino Di Bartolomei, uno scudetto e tre Coppe Italia vinte, ma anche una drammatica finale di Coppa dei Campioni persa nel suo stadio, davanti ai suoi tifosi, contro il Liverpool, proprio dieci anni prima di uccidersi, lo stesso maledetto giorno.
Di certo quella finale mancata, l'unica che la Roma giocò nella sua storia, deve aver pesato nella testa di quel ragazzo, cresciuto calcisticamente al campo OMI, vicino al quartiere periferico di Tor Marancia a Roma, dov'era nato. Agostino entrò poi nelle giovanili della Roma e fece l'esordio in prima squadra nella stagione 1972-1973, a poco più di diciotto anni contro l'Inter, a Milano, sotto la direzione tecnica di Manlio Scopigno.
Il ragazzo era bravo e taciturno, corretto e gran lavoratore e presto si guadagnò la stima e il rispetto di tutti, anche dei suoi avversari, tanto da collezionare in carriera un solo cartellino rosso, per altro, quella volta, in comproprietà con lo juventino Pietro Paolo Virdis. Divenne capitano della Roma alla fine degli anni '70 e lo rimase fino al giorno in cui la società non lo cedette, sotto l'egida del d.t. Sven Goran Eriksson. Dopo Milan e Cesena, finì nella Salernitana e fu forte il suo apporto di grande professionista alla squadra, tanto da farle raggiungere, dopo 23 anni di assenza, la serie B.
Ma è l'uomo che ci interessa, tormentato dalla tristezza della fine della sua carriera, con i riflettori che inevitabilmente si spensero sulla sua stella. A queste persone fragili basta poco, molto poco per andare in pezzi. Qualcuno disse che aveva problemi economici, altri dissero che Agostino si uccise perchè dimenticato dal mondo del calcio, qualcuno cercò anche di farlo passare per delinquente, criticando il fatto che girasse con una pistola. Nessuno ha capito veramente di cosa soffrisse Agostino. La depressione è un male semisconosciuto oggi, figuriamoci vent'anni fa, quando solo parlarne era un tabù.
Non ricordo chi lo disse, ma le persone che arrivano alla fama e al successo hanno bisogno più di altri di attenzione ed affetto, quando fama successo svaniscono, anche se sembra un paradosso. Proprio loro, che anno avuto tanto, tutto dalla vita, diventano fragili e più a rischio di tutti, come Nino-Agostino, che però non ebbe paura, quella mattina del 30 maggio 1994 a Castellabate, di tirare quell'ultimo, preciso, tragico calcio di rigore.
domenica 4 maggio 2014
La mamma del tifoso ferito e le parole che non ti aspetti
di Piero Montanari
Nel clima di odio ottuso tra tifosi, che ieri è sfociato in un brutto episodio prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli, si è levata la voce della mamma di Ciro Esposito, il trentenne napoletano che è stato gravemente ferito da un proiettile sparatogli dall'ultrà della Roma Daniele De Santis, detto "Gastone" e vecchia conoscenza della Digos cittadina.
La signora Antonella Leardi da Scampia parla della sua famiglia, quasi scusandosi per il famigerato luogo di provenienza. "Sono felice - dice tra le lacrime - di poter dire che siamo una famiglia onesta di Scampia" - e aggiunge - "Mio figlio è un bravo ragazzo, un gran lavoratore."
Ma è alla domanda fatidica ed immancabile del giornalista che le chiede se se vuole perdonare o meno chi ha quasi ucciso suo figlio, che riesce a dire le cose più toccanti, quelle che non ci si aspetta di sentire, quelle che chiunque avrebbe difficoltà a pronunciare in un momento così tragico: "Non ho parole, perchè per me è una mostruosità quella che ha fatto. Io nel mio cuore già l'ho perdonato ma non riesco a capire quello che ha fatto. Forse sono sbagliata ma io non lo odio. Siamo fratelli d'Italia che sono queste cose?"
Ricordiamo che il figlio Ciro, che fa il lavamacchine, è ricoverato in sala rianimazione al Gemelli e che il proiettile, estratto ieri all'ospedale Villa San Pietro, gli ha trapassato il polmone, spezzato la quinta vertebra e si è fermato alla colonna vertebrale.
L'ennesimo episodio orribile di violenza inutile tra tifoserie avversarie, anche se purtroppo ipotizzabile non ostante una certa casualità con la quale sembra essere avvenuto, segna una finale di calcio che poteva essere una "festa dello sport" come si dice, e non lo è stata. Facciamo male ad illuderci che sia possibile gestire in qualche modo questa situazione che si è ormai radicata nel calcio, sport popolarissimo ma che è diventato preda di alcuni delinquenti che purtroppo tengono spesso in scacco le tifoserie più accese, che generalmente albergano nelle curve degli stadi.
Si fa sempre della sociologia d'accatto in questi casi, molti soloni pontificano sui rimedi possibili a tutto questo scempio, ma la medicina dovrà essere finalmente drastica e la cura definitiva, altrimenti l'episodio di Roma sarà solo uno dei tanti dei quali la cronaca nera si dovrà occupare, da qui ai prossimi anni, per questo amato sport che sembra non trovare pace
La signora Antonella Leardi da Scampia parla della sua famiglia, quasi scusandosi per il famigerato luogo di provenienza. "Sono felice - dice tra le lacrime - di poter dire che siamo una famiglia onesta di Scampia" - e aggiunge - "Mio figlio è un bravo ragazzo, un gran lavoratore."
Ma è alla domanda fatidica ed immancabile del giornalista che le chiede se se vuole perdonare o meno chi ha quasi ucciso suo figlio, che riesce a dire le cose più toccanti, quelle che non ci si aspetta di sentire, quelle che chiunque avrebbe difficoltà a pronunciare in un momento così tragico: "Non ho parole, perchè per me è una mostruosità quella che ha fatto. Io nel mio cuore già l'ho perdonato ma non riesco a capire quello che ha fatto. Forse sono sbagliata ma io non lo odio. Siamo fratelli d'Italia che sono queste cose?"
Ricordiamo che il figlio Ciro, che fa il lavamacchine, è ricoverato in sala rianimazione al Gemelli e che il proiettile, estratto ieri all'ospedale Villa San Pietro, gli ha trapassato il polmone, spezzato la quinta vertebra e si è fermato alla colonna vertebrale.
L'ennesimo episodio orribile di violenza inutile tra tifoserie avversarie, anche se purtroppo ipotizzabile non ostante una certa casualità con la quale sembra essere avvenuto, segna una finale di calcio che poteva essere una "festa dello sport" come si dice, e non lo è stata. Facciamo male ad illuderci che sia possibile gestire in qualche modo questa situazione che si è ormai radicata nel calcio, sport popolarissimo ma che è diventato preda di alcuni delinquenti che purtroppo tengono spesso in scacco le tifoserie più accese, che generalmente albergano nelle curve degli stadi.
Si fa sempre della sociologia d'accatto in questi casi, molti soloni pontificano sui rimedi possibili a tutto questo scempio, ma la medicina dovrà essere finalmente drastica e la cura definitiva, altrimenti l'episodio di Roma sarà solo uno dei tanti dei quali la cronaca nera si dovrà occupare, da qui ai prossimi anni, per questo amato sport che sembra non trovare pace
lunedì 28 aprile 2014
Dario Fo, dal Nobel alle televendite
di Piero Montanari
Vedo intensificarsi le presenze televisive di Dario Fo, in programmi che non avrebbero senso di ospitare un premio Nobel, come sempre viene presentato prima del suo nome e cognome il grande attore: "Ed ecco a voi il premio Nobel Dario Fo!" L'ho visto dappertutto, financo a "Glob" di Bertolino o a "Quelli che il calcio" di Nicola Savino, il simpatico conduttore anche del giochino per asili nido di Rai Due "Un minuto per vincere".
Fo pubblicizza il suo nuovo libro su Lucrezia Borgia "La figlia del Papa" e fin qui nulla da eccepire, però pensiamo che dovrebbe licenziare il suo ufficio stampa e scegliersi da solo le trasmissioni giuste, ammesso che non sia proprio lui a cercarsele, perchè crediamo che rischi, oltre al chissenefrega generale, anche un po' di ridicolo.
Il grandissimo personaggio teatrale che è stato non si discute, come non si discute l'autore di Mistero Buffo o Johan Padan, che sono pietre miliari della Commedia dell'Arte, opere che negli anni dell'impegno politico di Fo, hanno rappresentato una denuncia contro religione, luoghi comuni e società politica di quel periodo storico, all'insegna del più straordinario dei castigat ridendo mores.
Ora, il fatto che Dario Fo vada dappertutto a presentare il suo libro e non scelga contesti più consoni a trattare questi argomenti o ad accogliere come si conviene una personalità come la sua, proprio non si riesce a capire. Come non si riesce a capire la sua virata politica e l'appoggio ormai dichiarato a Grillo e al M5s, ora, in vecchiaia, dopo tutta una vita spesa, e spesso pagata a caro prezzo sia da lui che da Franca, nelle battaglie sociali e politiche, e nella coerenza di un percorso limpido.
Cos'è successo a Fo? Mi vergognerei di dire che tutto questo lo si debba attribuire alla decadenza dell'età che incombe e al conseguente rimbecillimento. Non lo diciamo, per il rispetto che abbiamo per il Maestro e per la sua testa che sembra essere ancora gagliarda. Ma allora?
Non possiamo permetterci e non vogliamo perderci per strada Maitre à penser della sua portata, quindi gli chiediamo, molto umilmente, di tornare presto tra noi.
Vedo intensificarsi le presenze televisive di Dario Fo, in programmi che non avrebbero senso di ospitare un premio Nobel, come sempre viene presentato prima del suo nome e cognome il grande attore: "Ed ecco a voi il premio Nobel Dario Fo!" L'ho visto dappertutto, financo a "Glob" di Bertolino o a "Quelli che il calcio" di Nicola Savino, il simpatico conduttore anche del giochino per asili nido di Rai Due "Un minuto per vincere".Fo pubblicizza il suo nuovo libro su Lucrezia Borgia "La figlia del Papa" e fin qui nulla da eccepire, però pensiamo che dovrebbe licenziare il suo ufficio stampa e scegliersi da solo le trasmissioni giuste, ammesso che non sia proprio lui a cercarsele, perchè crediamo che rischi, oltre al chissenefrega generale, anche un po' di ridicolo.
Il grandissimo personaggio teatrale che è stato non si discute, come non si discute l'autore di Mistero Buffo o Johan Padan, che sono pietre miliari della Commedia dell'Arte, opere che negli anni dell'impegno politico di Fo, hanno rappresentato una denuncia contro religione, luoghi comuni e società politica di quel periodo storico, all'insegna del più straordinario dei castigat ridendo mores.
Ora, il fatto che Dario Fo vada dappertutto a presentare il suo libro e non scelga contesti più consoni a trattare questi argomenti o ad accogliere come si conviene una personalità come la sua, proprio non si riesce a capire. Come non si riesce a capire la sua virata politica e l'appoggio ormai dichiarato a Grillo e al M5s, ora, in vecchiaia, dopo tutta una vita spesa, e spesso pagata a caro prezzo sia da lui che da Franca, nelle battaglie sociali e politiche, e nella coerenza di un percorso limpido.
Cos'è successo a Fo? Mi vergognerei di dire che tutto questo lo si debba attribuire alla decadenza dell'età che incombe e al conseguente rimbecillimento. Non lo diciamo, per il rispetto che abbiamo per il Maestro e per la sua testa che sembra essere ancora gagliarda. Ma allora?
Non possiamo permetterci e non vogliamo perderci per strada Maitre à penser della sua portata, quindi gli chiediamo, molto umilmente, di tornare presto tra noi.
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Premio alla Cultura
PREMI SPECIALI
A BENEMERITI DELLA CULTURA
(Trofeo di Cristallo e Medaglia d’oro del Presidente dell’Ass. Cult. “P. Raffaele Melis O.M.V.”)
Musicista Regista Maestro PIERO MONTANARI
Roma
Premio “Francesco Di Lella”
“Per avere contribuito con la musica e la regia all’evoluzione ed all’affermazione di attori e cantanti di chiara fama nazionale ed internazionale, lasciando un segno vivo nel panorama cinematografico e musicale italiano, senza mai desistere anche in un periodo così difficile ed arduo come l’attuale.”
Firmato Augusto Giordano, Getulio Baldazzi, P.Ezio Bergamo, Rita Tolomeo, Maurizio Pallottí, Domenico Di Lella, Maria Fichera, Gianni Farina, Rita Pietrantoni, Paola Pietrantoni, Domenico Gilio.
A BENEMERITI DELLA CULTURA
(Trofeo di Cristallo e Medaglia d’oro del Presidente dell’Ass. Cult. “P. Raffaele Melis O.M.V.”)
Musicista Regista Maestro PIERO MONTANARI
Roma
Premio “Francesco Di Lella”
“Per avere contribuito con la musica e la regia all’evoluzione ed all’affermazione di attori e cantanti di chiara fama nazionale ed internazionale, lasciando un segno vivo nel panorama cinematografico e musicale italiano, senza mai desistere anche in un periodo così difficile ed arduo come l’attuale.”
Firmato Augusto Giordano, Getulio Baldazzi, P.Ezio Bergamo, Rita Tolomeo, Maurizio Pallottí, Domenico Di Lella, Maria Fichera, Gianni Farina, Rita Pietrantoni, Paola Pietrantoni, Domenico Gilio.
Il premio sarà conferito il 13 giugno 2010 alle ore 16 al teatro S. Luca, in via Lorenzo da' Ceri 136 - Roma.
Esce il cofanetto della mitica trasmissione!
Finalmente nelle librerie "L&H:2 Teste senza cervello", libro e Dvd con la summa delle puntate migliori e, udite udite, dialoghi ANCHE IN ORIGINALE . Lo abbiamo presentato da MelBookStore il 30 giugno 09. C'era Italo Moscati, persona di straordinaria cultura e spessore umano. Con quella di Giancarlo le due 'memorie' si intersecavano a meraviglia! Due teste con parecchio cervello...SE TI INTERESSA COMPRARLO, CLICCA SULL'IMMAGINE!
Al Parco di S. Sebastiano
Con Guido De Maria e Giancarlo Governi, i padri di SUPERGULP!
Celebriamo SUPERGULP!
Talk Show con Giancalo e Guido al "Roma Vintage Festival", 16 giugno 2009 dedicato allo storico programma Rai
Celebriamo Gabriella Ferri
Con Giancarlo
...e Rino Gaetano
Con Giancarlo
...ancora Rino
Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo
In omaggio a Rino, quella sera ho cantato "I love you Maryanna", primo disco di Rino, prodotto da me e da Antonello Venditti nel 1973. Con Rino feci un tour nel 1979. Alla batteria c'era Massimo Buzzi, alle chitarre Nanni Civitenga e Rino e io al basso. Il 'road manager' era Franco Pontecorvi che oggi vive come me sui Castelli Romani e vende occhiali.
Serata Supergulp
Venerdì 17 luglio '09 al Parco S. Sebastiano (Caracalla) all'interno di Roma Vintage, verrà ripetuta la serata dedicata alla genesi del mitico programma televivivo. Parteciperanno Giancarlo Governi, Guido De Maria e Piero Montanari (me stesso...). Appassionati intervenite!
Un giovane promettente...
Luca, il giorno che si è vestito bene per il suo saggio di pianoforte. Sarà pur vero che "ogni scarrafone è bello a mamma soia", ma ci saranno pure degli scarrafoni universalmente belli, o no?
Maggio 2008: un piacevole incontro
Dopo più di vent'anni ho rivisto l'amico Giorgio Ariani, grande attore e voce ufficiale Italiana di Oliver Hardy (Ollio). Nel 1985 realizzammo la sigla di "2 Teste senza cervello" e Giorgio, con Enzo Garinei (Stanlio) doppiò una marea di film della coppia per i quali realizzai le musiche.
Una gita al "Giardino dei Tarocchi"
A Capalbio (Gr.) c'è un posto magico da visitare, con opere d'arte tra ulivi e macchia mediterranea, opera dell'architetta Niky De St. Phalle che ha realizzato in 20 anni un percorso di magnifiche statue ispirate ai Tarocchi, le magiche carte che predicono il futuro...Dato il suo nome, è meta di "sole" e personaggi cosiddetti " taroccati". Wanna Marchi e sua figlia sono state spesso viste aggirarsi tra le magnifiche statue!
Diana Nemi 2007/2008
Da sx alto: Samuele, Emanuele, Federico R., Lorenzo, Matteo, Edoardo, il Mister Eugenio Elisei. Sotto:Simone, Luca, Daniele, Valerio, Riccardo, Federico C.
Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini
Col mio "idolo" calcistico di ieri
Luca e Francesco Totti
Col suo "idolo" calcistico di oggi
Luca Montanari
Il calciatore. Questa stagione, la prima di campionato con i pulcini della "Diana Nemi", è capocannoniere. Ha messo a segno ben 43 reti e tutte senza rigori, ma ventidue su calci piazzati!
Luca Montanari
Nel momento della premiazione
Daniele Serafini
La premiazione
A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07
Da sx della foto: Samuele, Matteo, Riccardo,Federico, Wulnet, Carlo, Luca, Daniele. Seduto con il pallone, una vera pestilenza, Federico Rosselli. Dobbiamo dire grazie alla pazienza infinita del Mister Eugenio Elisei, che più volte ha pensato di mollare la squadra e dedicarsi alle missioni in Angola - E' meno faticoso - mi ha detto, disperato, alla fine di un allenamento.
Allenamenti anno 2007-2008
Il mio secondo figlio unico...
Matteo Montanari
Il mio primo figlio unico...
Ado e Sania Montanari
The Peter's Sisters
La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952
Memmo Montanari (primo a dx nella foto) con i suoi tifosi in una trasferta della Roma. La foto è stata scattata al ritorno da Verona il 22 giugno 1951. Solo dopo quella partita la Roma ebbe la certezza di tornare in serie A
Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.
Mio padre, che si diceva fosse danaroso, quando morì era povero. Qualcuno nel nostro quartiere Celio racconta ancora che comprava i giocatori alla Roma...
Mio padre al centro dei vip della Roma
Ricordo questa foto da sempre. Quella che avevamo in casa aveva un ritocco fatto a mano da non so chi (forse mio padre stesso). Il "pittore" aveva dipinto a tutti pantaloncini da calcio e gambe nude! In quel periodo glorioso nasce il giornale "Il Giallorosso" che contribuì attivamente alla ricostruzione della Roma. Fu fondato da mio padre, Angelo Meschini (capi storici di allora del tifo romanista) e dai fratelli Mario e Peppino Catena (soci della Roma) con la collaborazione dell'avvocato Alberto Saccà, con cui mio padre, nei miei ricordi da piccolo, aveva rapporti conflittuali.
Il Giallorosso
Testata del giornale dei tifosi della Roma fondato da mio padre nel 1952. Ero piccolino e ricordo quel giorno che mi fece vedere le bozze...ricordo la finestra della mia camera sulla Piazza, al civico 4, ed il Colosseo davanti.
Pop & Jazz History
Sonorizzazione
1970 Pop Maniacs
Qui ci sono anche le musiche di Spyderman e i Fantastici Quattro che feci nel 1977 per Supergulp!
Il Pianeta Totò
Fotogramma della sigla di Mario Sasso per la prima trasmissione di Rai 2 sul grande attore. Gli occhi di Totò si muovevano a tempo con una mia tarantella che si trasformava via via in rock sulle note di Malafemmena.
Laurel & Hardy
Un fotogramma della sigla di "Due teste senza cervello". Ci lavorò a lungo il videoartista Mario Sasso, alla SBP di Roma, con Virginia Arati che dipingeva elettronicamente 'frame by frame', con un computer costosissimo della Quantel che si chiamava appunto Paintbox. Credo che questa sigla sia stata la prima in Tv ad essere realizzata con questa straordinaria tecnica.
Il mio recording studio
La regia
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La sala di ripresa
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la regia
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La regia
Il ritorno di Ribot 1991
Uno sceneggiato interpretato dal grande cantante e attore franco-armeno Charles Aznavour e Delia Boccardo, diretto da Pino Passalacqua per Rai1 e Antenne2 con la colonna sonora composta da me.
Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1
Alessandra Martinez, protagonista del film in due puntate con la mia colonna sonora.
Le Gorille
Serie TV franco anglo italiana che riprende dei film del 1957-58 con Lino Ventura. Il personaggio è Geo Paquet, agente segreto francese, Di questa serie ho musicato 2 episodi, per la regia di Maurizio Lucidi e Duccio Tessari
Top model
Film con D'Amato
Top model
Stesso film uscito in Grecia
Top girl
Film sequel di D'Amato. Beh, dopo tutte ste top, non poteva mancare la girl!
High finance woman
Altro film di D'Amato con le mie musiche