L'AUTORE

lunedì 13 marzo 2017

La Rca e la "cattiva musica"


La Rca, in anni in cui si doveva fare solo "cultura alta", pubblicando Lp di artisti pop non politicizzati (che poi furono un'invenzione del direttore artistico e sommo capo Ennio Melis), nel cellophane che avvolgeva la copertina, c'era un foglietto volante prestampato che citava la fomosa frase di Proust sulla cattiva musica: "Detestate la cattiva musica, non disprezzatela. Dal momento che la si suona e la si canta ben di più, e ben più appassionatamente, di quella buona, ben di più di quella buona si è riempita a poco a poco del sogno e delle lacrime degli uomini. Consideratela per questo degna di venerazione." Si voleva giustificare in qualche modo la produzione di un disco "non politico". Stavamo messi malissimo!

lunedì 6 marzo 2017

La triste vecchiaia di Paolo Villaggio

Si fa fatica a riconoscere oggi Paolo Villaggio, il grande attore comico, creatore di una delle maschere satiriche più intelligenti e divertenti degli ultimi 50 anni, il ragionier Fantozzi, che tra libri e film ci ha fatto ridere amaramente per decenni col suo sfortunato impiegato a cui crolla sempre addosso la vita.

Fatichiamo a riconoscere in questo attore, oggi malato di tristezza e dallo sguardo pieno di malinconia, il professor Kranz, prestigiatore cattivo e disumano, che insultava gli spettatori correndo tra le scale televisive di Quelli della domenica. Una comicità nuova si disse, paradossale, iperbolica, una comicità mai vista prima di Villaggio, che condensava con un lessico televisivo e cinematografico assolutamente fuori dagli schemi, un modo rivoluzionario di essere attore.

Oggi a lui, ormai 85 enne, è difficile leggergli nello sguardo queste straordinarie doti che ce lo hanno fatto amare per tanto tempo. E' vero che la vecchiaia, come diceva Philip Roth, non è una battaglia ma un massacro, ma la cattiveria proverbiale di Villaggio sembra essersi trasformata in una triste bonarietà, circondato dai suoi 120 chili trattenuti a stento nei suoi caffettani che ormai sono la sua divisa d'ordinanza.

Mi si è stretto il cuore vedendolo implorare un po' di vicinanza a suo figlio Pier Francesco detto Piero, che di dolori deve avergliene dati parecchi, ma che ora ha scritto un libro e cerca in televisione un momento di visibilità. Dice di suo padre che è un vecchio egoista megalomane, che è stato assente per tutta la vita e che mai si è curato di lui, che di bisogni ne aveva a iosa, in una vita piena di travagli, tra viaggi iniziatici in India e in America e periodi di disintossicazione dalle droghe e dall'alcol a San Patrignano.

In una di queste sue apparizioni, da Barbara D'Urso, mentre sponsorizzava il suo libro dal titolo profetico “Non mi sono fatto mancare niente” (Mondadori), Piero Villaggio ha mostrato un video dov'era con suo padre che lo implorava quasi piangendo di stargli vicino, di non abbandonarlo, di vedere una partita di calcio in televisione o mangiare qualcosa insieme, in un momento umanamente davvero triste, uno di quelli che vanno per la maggiore nelle trasmissioni “gossippare” nelle quali si indulge e si fa scempio del dolore altrui.


Villaggio me lo voglio ricordare cattivo e intelligente, temuto per i suoi giudizi tranchant e un po' stronzo, colto e grande attore con Fellini e Ermanno Olmi, anche se ormai, per dirla ancora come Roth, la sua battaglia si sta trasformando in un massacro.

Buon compleanno Lucio Battisti, ci sarebbe piaciuto un duetto con Dalla.



Lucio Dalla, 4 marzo 1943, Lucio Battisti 5 marzo 1943: a distanza di poche ore nascevano 74 anni fa due tra i più grandi e innovativi autori di canzoni della musica italiana, e due grandi cantanti: Dalla con una straordinaria voce ricca di doti tecniche, e Battisti, che esprimeva un canto afono ma rivoluzionario e modernissimo. Chissà, se fossero vivi avrebbero potuto festeggiare insieme questo straordinario compleanno, magari con uno show che solo immaginarlo mi fa venire i brividi, lo spettacolo degli spettacoli. Una fantasia impossibile però, e non solo perché non ci sono più i due grandi protagonisti di questo show.

Lucio Battisti da Poggio Bustone, un paesino dell'alto Lazio ricco di uliveti, a quello show immaginario non avrebbe mai partecipato. Se ne andò molto prima della sua morte fisica, smettendo di esibirsi in pubblico come la collega e amica Mina, che però non mancò mai di regalarci canzoni. Lucio si allontanò definitivamente dalle scene e non volle più tornarci, fino alla morte avvenuta a 55 anni il 9 settembre del 1998. Ricordo la sua ultima apparizione in video, il 4 luglio 1980, in una trasmissione della tv svizzera, nella quale cantò, qualcuno sostiene per una scommessa, Amore mio di provincia, e dove si vede il cantautore ingrassato e irriconoscibile.

Ereditiamo però dal rivoluzionario autore delle “mogoliane” Acqua azzurra acqua chiara, Non è Francesca, Emozioni, ma anche delle “panelliane” Hegel o Don Giovanni, un lascito di decine di brani straordinari, immortali, patrimonio indiscusso della nostra cultura musicale e anche repertorio per tanti artisti che hanno riletto, risuonato e ricantato le sue Opere.

Triste seguito ha avuto la “vita” di Battisti anche dopo la sua morte, allontanato, nascosto da tutti e protetto come la reliquia di un santo intoccabile dalla sua vedova Grazia Letizia Veronese, in un protezionismo al limite dell'ossessione. Nulla si poteva fare a suo nome e con le sue canzoni, un ricordo, una trasmissione televisiva, un festival, senza doverle chiedere (talvolta anche giustamente) il permesso e quasi mai ottenendolo. Almeno fino a quando il tribunale di Milano non si pronunciò lo scorso luglio, dopo quasi vent'anni di una causa intentata da Mogol contro Acqua Azzurra Srl, condannando la signora Veronese come amministratrice della società, ad un risarcimento di 2,6 milioni di euro, ma condannando soprattutto l'ostracismo estremo opposto dalla vedova all'uso delle canzoni di Battisti. Insomma, basta “robba mea”, non si tocca!

Per questo voglio ricordare, nel giorno del 74esimo compleanno del grandissimo Battisti, un altro grandissimo, Fabrizio De Andrè, che invece ha avuto in sua moglie Dori Ghezzi, la più generosa divulgatrice della sua opera. Decine sono ogni anno i festival a suo nome e centinaia le cover band che suonano le sue canzoni, senza che questo divenga motivo di querele e diatribe legali. La musica del grande Lucio, come quella di Dalla e di Faber, appartiene a tutti e ci sopravviverà nel tempo, cara Letizia, come può uno scoglio arginare il mare?



mercoledì 1 marzo 2017

Dj Fabo e il sarcofago di carne



(di Piero Montanari)

Almeno riuscissi a vedere uno spiraglio di luce... nulla... mi addormento con questo buio pesto e mi sveglio che è ancora più buio, anche se ho scoperto che il buio ha delle sfumature di nero, interrotte da lame di luce che sono solo un ricordo, un gioco ingannevole della memoria. I miei sensi non ci sono più, posso solo ascoltare le voci, la musica, ma quella non mi conforta, mi fa male ancora di più.
In questi maledetti tre anni, da quella sera dell'incidente, posso solo ricordare... ah i ricordi, ho solo quelli e null'altro! Ritornavo da quella serata in discoteca, dove avevo suonato bene. Suonato... mi piace dire “suonato”, così faccio incazzare i musicisti, perché loro ci considerano poca cosa, ci giudicano a noi dj dei finti musicisti che “suonano” la musica che altri scrivono. Che si fottano, io la musica la suonavo davvero, la trasformavo, ero un grande, ero!
Il telefonino... mi era caduto il telefonino in macchina, avevo appena parlato con Valeria, la mia Valeria dolcissima, ero senza cinture di sicurezza (da figo qual' ero non le mettevo mai, figurati, io che sfidavo la vita ogni giorno) e andavo pure bello veloce, troppo veloce... mi sono inchinato a raccoglierlo, che testa di cazzo sono stato, e poi la sbandata... il botto, e che botto! Non ricordo più nulla dopo, e mi sono svegliato imprigionato in un sarcofago di carne, in un corpo morto e inutile, il mio, mentre il mio cervello va che è una spada, purtroppo!

Proprio io che ero l'emblema della vita, della gioa di vivere e della salute, ma per fortuna ora sta per finire, ora che grazie a Marco, a Valeria, ai miei cari e a tutti quelli che mi hanno aiutato ad arrivare sin qui in Svizzera alla clinica Dignitas, potrò mordere quel pulsante che mi libererà da questo maledetto sarcofago di carne e mi restituirà la libertà. E se non ci riesco? Vorrà dire che tornerò a casa portando un po' di yogurt, visto che qui in Svizzera è molto più buono. Ma che cretino sono, scherzo pure in punto di morte, ma scherzo perché sono felice per la prima volta dopo tre anni d'inferno.”


“Ah, un'ultima cosa: fate in modo che la mia morte sia servita a qualcosa, ricordatevi di mettere sempre le cinture di sicurezza, ok?”  

sabato 25 febbraio 2017

Stadio della Roma allora si poteva fare, viva il compromesso.




(di Piero Montanari - pubblicato su Globalist.it e Ilquotidianodellazio.it)


Quindi sembra essere alla fine della stesura dell'operetta buffa “Lo stadio della Roma”, testo di Beppe Grillo con musiche di James Pallotta, e l'etoile Virginia Raggi al centro della scena, che danza piroettando pezzi di musica immortali. “Lo stadio si fa, lo stadio non si fa, lo stadio si fa qui, lo stadio si fa là, lo stadio, se si fa, non si fa qui ma si fa là!”

E invece lo stadio della Roma si fa proprio a Tor di Valle, però senza le vituperate Torri e con il taglio di almeno il 50% delle cubature previste dal progetto originario. Sembrano essere tutti d'accordo, grande vittoria del Dio Compromesso, unico nume tutelare, Angelo Consigliere di tutte le beghe, vero deus ex machina delle liti tra gli umani.

E pensare che la storia infinita Stadio della Roma sembrava volta ad una fine ingloriosa, con la sindaca Raggi ricoverata al San Filippo Neri per un malore che a noi è parsa una scusa banale per non partecipare alla riunione definitiva in Campidoglio, tanto che abbiamo scritto che sembrava la scusa classica dei bambini quando non fanno i compiti “Maestra, m'è morta nonna!” E le minacce alla Città del presidente giallorosso Pallotta: “Se non mi fate fare lo stadio, inizio a vendere i giocatori migliori e poi vendo l' A. S. Roma, con conseguenze catastrofiche per la città e tutti i romanisti”. Che poi sarebbe facile immaginare scendere in piazza pericolosamente incazzati. Invece per fortuna ha prevalso il buon senso,


"Tre torri eliminate; cubature dimezzate, addirittura il 60% in meno per la parte relativa al Business Park; abbiamo elevato gli standard di costruzione a classe A4, la più alta al mondo; mettiamo in sicurezza il quartiere di Decima che non sarà più soggetto ad allagamenti; realizzeremo una stazione nuova per la ferrovia Roma-Lido. Abbiamo rivoluzionato il progetto dello Stadio della Roma e lo abbiamo trasformato in una opportunità per Roma". E' con queste parole che la sindaca Raggi Virginia, dopo otto mesi di No a qualsiasi proposta, inizia a dire il primo tiepido Si, col beneplacito del suo mentore Beppe Grillo, che è corso ai ripari dopo essersi reso conto di quanto il suo movimento stesse perdendo consensi. Escluso il mio, almeno i voti dei romanisti saranno assicurati.

venerdì 17 febbraio 2017

Quando Berdini non voleva il Colosseo



(di Piero Montanari - pubblicato su Globalist.it e il quotidiano dellazio.it)




Viva Berdini, l'ultimo baluardo del Sacco di Roma, l'unico che avrebbe potuto fermare la cementificazione di questa povera e martoriata Città Eterna, che di eterno ora ha solo le polemiche.
Lo stadio di Pallotta (e non della AS Roma, per carità) ha aperto la stura dei moralisti dell'ultim'ora, dopo anni di progetti, di riunioni, di soldi buttati, di verifiche del territorio, di benestare, di concessioni prima date e poi rimpiante, in un grottesco balletto dove gli scudi si sono levati altissimi, a difesa di un territorio vicino a un fiume Tevere periferico abbandonato da sempre, che frana, smotta, esonda, inonda, pericolosissimo per farci sopra uno stadio con tutto il resto. E poi, tutto questo resto che fa litigare, con torri pendenti che neanche a Pisa s'incazzarono così, inutili centri commerciali (ma che ci facciamo con i centri commerciali se il commercio è in crisi?), colate di pesante cemento che renderà quell'area - se non sprofonderà prima nella Valle del Tevere - un orrido architettonico da tramandare ai postumi, e non dico posteri.

Si, certo, onore all'incauto Berdini che di sicuro non ha brillato di sagacia quando ha espresso il suo pensiero liberamente ad un giornalista camuffato in cerca di scoop. Onore a Berdini, ultimo eroe civile, in mezzo a barbari cementificatori, la mafia del mattone, in mezzo a quel "nulla" amministrativo e politico che lo circondava in Campidoglio. Mi domando solo se gli stessi scudi moralizzatori si levarono all'epoca della costruzione del Colosseo, che deve essere stato un orrore marmoreo per tanti puristi e oggi uno dei monumenti più visitati al mondo, in mezzo al verde prataiolo e pecoreccio della collinetta del Celio. Di sicuro ci sarà stato qualcuno che si è indignato, ma immaginiamo che poi sarà finito in pasto ai leoni, come spesso al tempo succedeva ai rompicoglioni. Meno male che oggi perdi solo il posto.


martedì 14 febbraio 2017

Addio ad Al Jarreau, il cantante dalla tecnica sovrumana

(di Piero Montanari - pubblicato su Globalist.it)



La sua voce non era classificabile tra le voci naturali del canto jazz, perché spaziava dal baritono al mezzo soprano, al soprano leggero con saltabecchi nel basso e nel falsetto, e il suo intenso fraseggio “be bop”unico e fluente, esclusivo ed innovatore, combinava il suo originalissimo stile canoro tra toni acuti e subacuti con toni bassissimi e flautati, alternandoli fra loro con agili e veloci melismi tecnici per creare un'iperattiva sorgente di suoni, mai fuori del suo controllo. Vocalismi a volte eterei ma a volte, invece, così potenti da imitare trombe e sassofoni, come si usa fare nel canto “scat”, quello che imita i suoni dell'orchestra e del quale erano maestri Armstrong e Ella Fitzgerald.

Questo era Al Jarreau, morto al Los Angeles il 12 febbraio a 76 anni, dopo un ricovero per un non precisato “esaurimento nervoso” a causa del quale aveva dovuto annullare tutti i suoi impegni artistici. Una vita nella musica ed icona mondiale dell'eccellenza del canto jazz, Alwyn Lopez, detto "Al" Jarreau da Milwaukee, non aveva rivali e con la voce poteva fare qualsiasi cosa. Così mi disse lui stesso una volta a cena in un ristorante di Roma molti anni fa, quando venne per promuovere un suo nuovo disco, Breakin' Away, che non era propriamente un disco di jazz ma di pop. Me lo ritrovai fortunatamente a fianco nel tavolo e gli chiesi subito perché – lui che era un jazzista puro – avesse deciso di fare la scelta di cantare musica pop. “I can sing everything i want” - posso cantare qualsiasi cosa mi vada, rispose seccamente e un po' scocciato, forse imbarazzato dalla mia domanda troppo diretta.

Ed era vero. In effetti, il figlio del pastore della Chiesa Avventistica del Settimo Giorno, avrebbe potuto cantare anche il vecchio elenco del telefono che avrebbe fatto scalpore. Ammirato nel mondo, tutti i musicisti importanti lo avrebbero voluto nelle loro session per suonare con lui. Venne anche ospite a Sanremo nel 2012 e cantò Parla più piano di Rota con i Matia Bazar, duettò anche con Checco Zalone, che tra l'altro suona magnificamente il piano e ama il jazz. Ma, senza nulla togliere, gli artisti con i quali collaborò avevano nomi più altisonanti: Quicy Jones, Stevie Wonder, Lionel Richie, Michael Jackson, che lo considerava un grande maestro.

Ci mancherà molto Al Jarreau, anche se per fortuna resterà per sempre la sua musica. Forse muore con lui l'ultima icona mondiale del canto jazzistico “scat” e un immenso vocalist con una tecnica strabiliante, ineguagliabile, paragonabile solo a quella di personaggi come Demetrio Stratos degli Area, artisti che hanno superato il canto umano, esplorando territori sconosciuti della voce e scalando vette musicali mai toccate da nessuno.



Premio alla Cultura

PREMI SPECIALI

A BENEMERITI DELLA CULTURA

(Trofeo di Cristallo e Medaglia d’oro del Presidente dell’Ass. Cult. “P. Raffaele Melis O.M.V.”)

Musicista Regista Maestro PIERO MONTANARI
Roma

Premio “Francesco Di Lella”

“Per avere contribuito con la musica e la regia all’evoluzione ed all’affermazione di attori e cantanti di chiara fama nazionale ed internazionale, lasciando un segno vivo nel panorama cinematografico e musicale italiano, senza mai desistere anche in un periodo così difficile ed arduo come l’attuale.”

Firmato Augusto Giordano, Getulio Baldazzi, P.Ezio Bergamo, Rita Tolomeo, Maurizio Pallottí, Domenico Di Lella, Maria Fichera, Gianni Farina, Rita Pietrantoni, Paola Pietrantoni, Domenico Gilio.

Il premio sarà conferito il 13 giugno 2010 alle ore 16 al teatro S. Luca, in via Lorenzo da' Ceri 136 - Roma.

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!
Finalmente nelle librerie "L&H:2 Teste senza cervello", libro e Dvd con la summa delle puntate migliori e, udite udite, dialoghi ANCHE IN ORIGINALE . Lo abbiamo presentato da MelBookStore il 30 giugno 09. C'era Italo Moscati, persona di straordinaria cultura e spessore umano. Con quella di Giancarlo le due 'memorie' si intersecavano a meraviglia! Due teste con parecchio cervello...SE TI INTERESSA COMPRARLO, CLICCA SULL'IMMAGINE!

Al Parco di S. Sebastiano

Al Parco di S. Sebastiano
Con Guido De Maria e Giancarlo Governi, i padri di SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!
Talk Show con Giancalo e Guido al "Roma Vintage Festival", 16 giugno 2009 dedicato allo storico programma Rai

Celebriamo Gabriella Ferri

Celebriamo Gabriella Ferri
Con Giancarlo

...e Rino Gaetano

...e Rino Gaetano
Con Giancarlo

...ancora Rino

...ancora Rino

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo
In omaggio a Rino, quella sera ho cantato "I love you Maryanna", primo disco di Rino, prodotto da me e da Antonello Venditti nel 1973. Con Rino feci un tour nel 1979. Alla batteria c'era Massimo Buzzi, alle chitarre Nanni Civitenga e Rino e io al basso. Il 'road manager' era Franco Pontecorvi che oggi vive come me sui Castelli Romani e vende occhiali.

Serata Supergulp

Serata Supergulp
Venerdì 17 luglio '09 al Parco S. Sebastiano (Caracalla) all'interno di Roma Vintage, verrà ripetuta la serata dedicata alla genesi del mitico programma televivivo. Parteciperanno Giancarlo Governi, Guido De Maria e Piero Montanari (me stesso...). Appassionati intervenite!

Un giovane promettente...

Un giovane promettente...
Luca, il giorno che si è vestito bene per il suo saggio di pianoforte. Sarà pur vero che "ogni scarrafone è bello a mamma soia", ma ci saranno pure degli scarrafoni universalmente belli, o no?

Maggio 2008: un piacevole incontro

Maggio 2008: un piacevole  incontro
Dopo più di vent'anni ho rivisto l'amico Giorgio Ariani, grande attore e voce ufficiale Italiana di Oliver Hardy (Ollio). Nel 1985 realizzammo la sigla di "2 Teste senza cervello" e Giorgio, con Enzo Garinei (Stanlio) doppiò una marea di film della coppia per i quali realizzai le musiche.

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"
A Capalbio (Gr.) c'è un posto magico da visitare, con opere d'arte tra ulivi e macchia mediterranea, opera dell'architetta Niky De St. Phalle che ha realizzato in 20 anni un percorso di magnifiche statue ispirate ai Tarocchi, le magiche carte che predicono il futuro...Dato il suo nome, è meta di "sole" e personaggi cosiddetti " taroccati". Wanna Marchi e sua figlia sono state spesso viste aggirarsi tra le magnifiche statue!

Diana Nemi 2007/2008

Diana Nemi 2007/2008
Da sx alto: Samuele, Emanuele, Federico R., Lorenzo, Matteo, Edoardo, il Mister Eugenio Elisei. Sotto:Simone, Luca, Daniele, Valerio, Riccardo, Federico C.

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini
Col mio "idolo" calcistico di ieri

Luca e Francesco Totti

Luca e Francesco Totti
Col suo "idolo" calcistico di oggi

Luca Montanari

Luca Montanari
Il calciatore. Questa stagione, la prima di campionato con i pulcini della "Diana Nemi", è capocannoniere. Ha messo a segno ben 43 reti e tutte senza rigori, ma ventidue su calci piazzati!

Luca Montanari

Luca Montanari
Nel momento della premiazione

Daniele Serafini

Daniele Serafini
La premiazione

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07
Da sx della foto: Samuele, Matteo, Riccardo,Federico, Wulnet, Carlo, Luca, Daniele. Seduto con il pallone, una vera pestilenza, Federico Rosselli. Dobbiamo dire grazie alla pazienza infinita del Mister Eugenio Elisei, che più volte ha pensato di mollare la squadra e dedicarsi alle missioni in Angola - E' meno faticoso - mi ha detto, disperato, alla fine di un allenamento.

Allenamenti anno 2007-2008

Allenamenti anno 2007-2008
Il mio secondo figlio unico...

Matteo Montanari

Matteo Montanari
Il mio primo figlio unico...

Ado e Sania Montanari

Ado e Sania Montanari
The Peter's Sisters

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952
Memmo Montanari (primo a dx nella foto) con i suoi tifosi in una trasferta della Roma. La foto è stata scattata al ritorno da Verona il 22 giugno 1951. Solo dopo quella partita la Roma ebbe la certezza di tornare in serie A

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.
Mio padre, che si diceva fosse danaroso, quando morì era povero. Qualcuno nel nostro quartiere Celio racconta ancora che comprava i giocatori alla Roma...

Mio padre al centro dei vip della Roma

Mio padre al centro dei vip della Roma
Ricordo questa foto da sempre. Quella che avevamo in casa aveva un ritocco fatto a mano da non so chi (forse mio padre stesso). Il "pittore" aveva dipinto a tutti pantaloncini da calcio e gambe nude! In quel periodo glorioso nasce il giornale "Il Giallorosso" che contribuì attivamente alla ricostruzione della Roma. Fu fondato da mio padre, Angelo Meschini (capi storici di allora del tifo romanista) e dai fratelli Mario e Peppino Catena (soci della Roma) con la collaborazione dell'avvocato Alberto Saccà, con cui mio padre, nei miei ricordi da piccolo, aveva rapporti conflittuali.

Il Giallorosso

Il Giallorosso
Testata del giornale dei tifosi della Roma fondato da mio padre nel 1952. Ero piccolino e ricordo quel giorno che mi fece vedere le bozze...ricordo la finestra della mia camera sulla Piazza, al civico 4, ed il Colosseo davanti.

Pop & Jazz History

Pop & Jazz History
Sonorizzazione

1970 Pop Maniacs

1970 Pop Maniacs
Qui ci sono anche le musiche di Spyderman e i Fantastici Quattro che feci nel 1977 per Supergulp!

Il Pianeta Totò

Il Pianeta Totò
Fotogramma della sigla di Mario Sasso per la prima trasmissione di Rai 2 sul grande attore. Gli occhi di Totò si muovevano a tempo con una mia tarantella che si trasformava via via in rock sulle note di Malafemmena.

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Logo originale della trasmissione

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Un fotogramma della sigla di "Due teste senza cervello". Ci lavorò a lungo il videoartista Mario Sasso, alla SBP di Roma, con Virginia Arati che dipingeva elettronicamente 'frame by frame', con un computer costosissimo della Quantel che si chiamava appunto Paintbox. Credo che questa sigla sia stata la prima in Tv ad essere realizzata con questa straordinaria tecnica.

Il mio recording studio

Il mio recording studio
La regia

studio

studio
La sala di ripresa

studio

studio
la regia

studio

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La regia

Il ritorno di Ribot 1991

Il ritorno di Ribot 1991
Uno sceneggiato interpretato dal grande cantante e attore franco-armeno Charles Aznavour e Delia Boccardo, diretto da Pino Passalacqua per Rai1 e Antenne2 con la colonna sonora composta da me.

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1
Alessandra Martinez, protagonista del film in due puntate con la mia colonna sonora.

Le Gorille

Le Gorille
Serie TV franco anglo italiana che riprende dei film del 1957-58 con Lino Ventura. Il personaggio è Geo Paquet, agente segreto francese, Di questa serie ho musicato 2 episodi, per la regia di Maurizio Lucidi e Duccio Tessari

Top model

Top model
Film con D'Amato

Top model

Top model
Stesso film uscito in Grecia

Top girl

Top girl
Film sequel di D'Amato. Beh, dopo tutte ste top, non poteva mancare la girl!

High finance woman

High finance woman
Altro film di D'Amato con le mie musiche